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Compra titolo prodottoFisico eminente e intellettuale naturalmente aristocratico, Freeman Dyson può essere a buon diritto considerato uno fra i testimoni più attenti e sensibili del nostro tempo. Benché pacifista, durante la seconda guerra mondiale lavorò come scienziato civile per l’aviazione inglese.
Fu l’esperienza che forse lo segnò di più, portando sotto il faro della sua coscienza una serie di conflitti di difficile soluzione. Comprese l’importanza di quella indipendenza o autonomia degli scienziati, di quel loro ribellismo o insofferenza a ogni vincolo, che sono una condizione essenziale per potersi dedicare interamente al proprio compito.
Questo è uno dei motivi per cui, in un libro che affronta, tra l’altro, la controversia fra scienza e religione, i problemi di guerra e di pace, e ci consegna alcuni ritratti di grandi scienziati del passato e del presente (memorabili quelli del suo «maestro» Feynman, del «padre della bomba» Oppenheimer e del creatore della cibernetica Wiener), Dyson si trova così spesso a presentare esempi di scienziati «ribelli» (come Galileo, Franklin, Darwin, Einstein, Sakharov).
Questo può aver contribuito alla sincerità di questi scritti che, nati da molteplici occasioni, compongono una particolare, eccezionale autobiografia che è anche una cronaca, insieme impietosa e suggestiva, del nostro tempo.
UN BRANO
"Non esiste una visione scientifica unica come non esiste una visione poetica unica. La scienza è un mosaico di visioni parziali e conflittuali. In tutte queste visioni c’è però un elemento comune: la ribellione contro le restrizioni imposte dalla cultura localmente dominante, occidentale o orientale che sia. La visione della scienza non è specificamente occidentale: non è più occidentale di quanto possa essere araba o indiana o giapponese o cinese"