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"Moaveni ci mostra com'è l'Iran in primavera e in autunno, con le tempestose raffiche di vento e gli inaspettati giorni di sole" THE WASHINGTON POST
Lipstick Jihad è un viaggio affascinante e sorprendente alla scoperta della cultura underground di Teheran. Una giovane giornalista irano-americana si trasferisce a Teheran all'inizio del 2000, come inviata per il "Los Angeles Times", decisa a ritrovare le sue radici e a scoprire la vera identità del paese.
Lipstick Jihad è il ritratto ironico ed eccezionalmente provocatorio della "lost generation" iraniana. Emerge da queste pagine un Iran dinamico, effervescente, diverso, fatto di giovani e di donne che sono una delle risorse più importanti del paese e che credono fermamente che trasgredire faccia rima con rivoluzione.
Non male,quantunque viziato da un filoamericanismo di fondo.La protagonista è più yankee di quanto immaginava di essere, logico che non si sia adattata a vivere in un regime teocratico.Comunque lo stile è scorrevole, e gli "scorci di vita" resi con immediatezza.Per passare alcune ore può andare bene.
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