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La Vita Oltre la Vita

Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza

Raymond A. Moody


(7 recensioni7 recensioni)


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Rivisto in data 23 Novembre 2016 - Il testo, che si intitola La Vita Oltre la Vita, redatto da Raymond A. Moody, fa parte della categoria Paranormale e in particolare tratta di Aldilà e medianità. Stampato dalla casa editrice Oscar Mondadori e pubblicato in data Gennaio 2000 , in questo momento è in "Disponibilità: Immediata". Il prezzo è € 10,00.

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Che cosa ci accade dopo la morte? La vita prosegue? In quale forma?

A queste domande eterne e inevitabili Raymond A. Moodyrisponde in modo nuovo, basandosi su racconti e testimonianze di persone che dopo aver "vissuto" la morte hanno potuto riferire le loro esperienze. Per molti di loro la condizione di pre-morte ha cambiato profondamente il modo di concepire la propria esistenza, ampliando gli orizzonti di conoscenza e stimolando la riflessione sui fini ultimi dell'uomo. 

Una grande avventura intellettuale, all'incrocio fra scienza, religione e filosofia, che ci porta a conoscere eventi straordinari e ci fa riflettere sul nostro destino.

Studi e rivelazioni sul fenomeno dela sopravvivenza. Medico e docente di filosofia, Moody ha raccolto racconti e testimonianze di persone che sono tornate, dopo aver "vissuto la morte".

Un libro emozionante e indimenticabile.

Presentazione di Elisabeth Kübler-Ross

Introduzione

I – Il fenomeno morte

II – L’esperienza della morte

  • Ineffabilità
  • L'ascolto della notizia
  • Senso di pace e quiete
  • Il suono
  • La galleria buia
  • L'abbandono del corpo
  • L'incontro con altri
  • L'essere di luce
  • L'esame della propria vita
  • Il confine
  • Il ritorno
  • Il racconto dell'esperienza
  • Conseguenze
  • Nuovi modi di concepire la morte
  • Testimonianze

III - Paralleli

  • La Bibbia
  • Platone
  • Il libro tibetano dei morti
  • Emanuel Swedenborg

IV - Domande

V - Spiegazioni

  • Spiegazioni soprannaturali
  • Spiegazioni naturali (scientifiche)
  • Spiegazioni psicologiche

VI - Impressioni

Postfazione

Fonti bibliografiche
Ringraziamenti

EditoreOscar Mondadori
Data pubblicazioneGennaio 2000
FormatoLibro - Pag 130 - 12,5x20
Nuova RistampaFebbraio 2013
Lo trovi in#Aldilà e medianità

Che cos'è la morte?

L'umanità si è posta sin dall'inizio questa domanda. E nel corso degli ultimi anni io ho avuto occasione di rivolgerla a pubblici ben definiti. Che andavano da classi di studenti di psicologia, filosofia e sociologia, a organizzazioni ecclesiali, a pubblici televisivi, a club, associazioni mediche. Sulla base di queste mie esperienze posso dire che l'argomento suscita reazioni profonde in individui assai diversi per caratteristiche emotive e modi di vita.

E' tuttavia innegabile che per la gran maggioranza degli uomini parlare della morte è difficile. Lo è per almeno due ragioni.

La prima, sostanzialmente psicologica e culturale: la morte è un argomento tabù. Abbiamo la sensazione, forse soltanto a livello inconscio, che venire in contatto con la morte, per quanto indirettamente, ci costringa ad affrontare la prospettiva della nostra morte, avvicini la nostra morte, ce la renda più reale e percepibile.

Molti studenti di medicina, me compreso, sanno che anche il remoto incontro con la morte costituito dalla prima visita alle sale di anatomia può provocare un forte senso di disagio, disagio che a me appare chiarissimo: mi sono reso conto che non si trattava soltanto di un sentimento ispirato dalla persona di cui vedevo il cadavere,
per quanto si trattasse anche di questo. Su quella tavola io vedevo il simbolo della mia mortalità; in qualche modo, e per quanto inconsciamente, devo aver pensato: «Capiterà anche a me».

Solo parlare della morte può sembrare un modo per avvicinarla indirettamente. Senza dubbio molti pensano che sia come evocarla mentalmente, avvicinarla tanto da dover affrontare l'inevitabilità della propria morte futura. Per evitarci un trauma psicologico, cerchiamo dunque di evitare quanto più possibile l'argomento.

La seconda ragione è più complessa, poiché ha la sua radice nella natura stessa del linguaggio. Nella grande maggioranza dei casi, le parole del linguaggio umano si riferiscono a contenuti dei quali abbiamo esperienza attraverso i sensi. Ma la morte è di là dall'esperienza conscia di quasi tutti noi.

Se quindi vogliamo parlare della morte dobbiamo superare i tabù sociali e il radicato dilemma linguistico dovuto alla nostra inesperienza. E finiamo spesso per usare analogie eufemistiche. Paragoniamo la morte e il morire a cose più piacevoli di cui abbiamo esperienza.

Il paragone più comune è forse quello con il sonno. Morire, ci diciamo, è come addormentarsi. L'analogia è frequente nel linguaggio e nel pensiero comune quanto nella letteratura di età e culture diverse. Era comune anche al tempo degli antichi greci. 

Nell'Iliade, il sonno viene chiamato «fratello della morte», e Platone, nell'Apologia di Socrate, fa pronunciare le seguenti parole a Socrate, appena condannato a morte: 
[Se dunque la morte non è che un sonno senza sogni] deve trattarsi di un meraviglioso beneficio. Se infatti si chiedesse a chiunque di ricordare la notte nella quale dormì tanto profondamente da non avere sogni e di paragonarla alle altre notti e ai giorni della sua vita, e di dire infine, dopo avervi a lungo riflettuto, quante notti e quanti giorni migliori e più felici di quella notte egli abbia conosciuto nel corso della sua esistenza, ebbene, io credo che ... [ognuno] troverebbe che sono assai pochi quei giorni e quelle notti. Se la morte è questo, io chiamo un beneficio la morte, poiché tutto il tempo, se lo si considera così, non è che una sola notte.

L'analogia morte-sonno è radicata anche nel nostro linguaggio quotidiano. Pensiamo all'espressione «addormentare». Quando si porta il cane dal veterinario chiedendogli di «addormentarlo», non si dà all'espressione lo stesso significato che le si darebbe se si portasse la propria moglie o il proprio marito da un anestesista e gli si rivolgesse la stessa domanda.

Altri preferiscono un'analogia diversa ma simile. Morire, dicono, è come dimenticare. Morendo, si dimenticano tutte le proprie pene; tutti i ricordi dolorosi o inquietanti cadono nell'oblio.

Tuttavia, per quanto antiche e diffuse, l'analogia morte-sonno e quella morte-oblio sono insufficienti a confortarci. Entrambe costituiscono due modi diversi di dire una stessa cosa. Entrambe ci dicono, sia pure in modo più accettabile e gradevole, che la morte è l'annullamento di ogni esperienza conscia, l'annullamento definitivo e irreversibile. Se è così, la morte non ha le caratteristiche desiderabili del sonno e dell'oblio. Il sonno è un'esperienza positiva, auspicabile, perché è seguita dal risveglio. Una notte di sonno rende più gradevoli e produttive le successive ore di risveglio. Se il risveglio non seguisse il sonno, i benefici del sonno non potrebbero esistere. Allo stesso modo, l'annullamento di ogni esperienza conscia implica l'oblio dei ricordi piacevoli, e non solo di quelli dolorosi. Ecco dunque che, ad analizzarle, le due analogie non possono darci conforto o speranza.

Vi è tuttavia un punto di vista contrario all'ipotesi che la morte sia l'annullamento di ogni consapevolezza. Una tradizione, forse più antica, afferma che una componente dell'essere umano sopravvive alla morte è alla distruzione del corpo, una componente alla quale sono stati dati molti nomi: psiche, anima, mente, spirito, ego, essere, consapevolezza.

Quali che siano i nomi dati alla componente immortale dell'uomo, la nozione che con la morte fisica l'essere umano entra in un'altra dimensione dell'esistenza è tra le credenze umane più venerabili.

Vi è in Turchia un cimitero usato dagli uomini di Neanderthal circa 100.000 anni fa. Là, impronte fossili hanno permesso di scoprire che i nostri progenitori seppellivano i morti in tombe fiorite, forse perché vedevano nella morte un'occasione di festa: il transito da questo mondo all'altro. 

D'altronde, tutte le più antiche sepolture in varie zone della terra costituiscono una prova della fede dell'uomo nella sopravvivenza oltre la morte.

Per concludere, ci troviamo di fronte due risposte contrastanti alla domanda sulla natura della morte, due risposte entrambe antiche, ma entrambe diffuse anche ai nostri giorni.

Alcuni dicono che la morte è l'annullamento di ogni consapevolezza; altri affermano con pari fiducia che la morte è il passaggio dell'anima o della mente da questa a un'altra dimensione.

Il mio libro non intende respingere né l'una né l'altra risposta.

Raymond A. Moody

Raymond A. Moody nato a Macon (Georgia) nel 1944, è un medico, laureato in filosofia all'Università della Virginia e in medicina al Medical College della Georgia. È il massimo esperto di... Leggi di più...

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Recensione in evidenza


federico

Ottimo classico da rileggere e regalare...

Ottimo classico da rileggere e regalare a chi ne ha bisogno.

Le 7 recensioni più recenti


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pamel
Acquisto verificato

Per te e da regalare dopo un lutto

Ho subito cercato testimonianze sulla morte e sui segni dei tuoi cari dall'aldilá dopo la morte di mio suocero e di una giovane cugina e mi sono imbattuta in questo libro che ti aiuta a sperare e ad avere fiducia nel futuro dopo... la morte aiutandoti a vivere meglio il presente. Anche per chi come mio papà si avvicina agli 80 anni ed è in cerca di risposte sentendo che la fine si avvicina e magari è un po' ateo.

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federico

Ottimo classico da rileggere e regalare...

Ottimo classico da rileggere e regalare a chi ne ha bisogno.

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michael

E stato il mio primo libro...

E stato il mio primo libro sulla ipotesi di NDE che ho letto e penso anche che Raymond sia stato uno dei primi a fare certi tipi di studi. Il libro parla di testimonianze di persone che, dopo essersi risvegliate dal coma o, si sono risvegliate, dopo che le condizioni cliniche segnavano il paziente morto riportano tutte le stesse caratteristiche e punti su un ipotetico mondo dopo la morte, uno stadio successivo alla vita fatto di luce e materia non comprensibile con i nostri sensi ed emozioni di noi 'umani'. libro davvero ben scritto ed interessante.

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Sergio

L'autore affronta la Grande Domanda che...

L'autore affronta la Grande Domanda che da sempre tormenta l'essere umano(esiste la vita dopo la morte?) e lo fa con grande intelligenza e professionalità offrendo al lettore tutta una serie di testimonianze di persone che hanno avuto esperienze di pre-morte. Testo ben scritto,tema affascinante e complesso trattato con grande intelligenza ed obiettività. E' un libro che dona speranza.

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Maria Grazia

Bellissimo e profondo.

Bellissimo e profondo..molto utile x chi, come me ha avuto un lutto recente ed è pieno di dubbi circa la vita e la morte

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Giovanni

Ho letto questo libro molti anni...

Ho letto questo libro molti anni fa; poi lo prestai ad un amico e lo persi. E' stato il primo libro su questa materia che ho letto e penso anche che l'autore sia stato uno dei primi a condurre certi tipi di studi. Si tratta di testimonianze vere di gente che stava per morire e che dopo si è risvegliata e da lì l'autore parte per analizzare quello che succede dopo la morte. Libro interessantissimo.

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Celia

Era parecchio tempo che cercavo il...

Era parecchio tempo che cercavo il modo per mettere in ordine i mille pensieri che da sempre mi affollano la mente. Questo libro mi ha dato il via, dopo averlo letto mi è stata più chiara la via da seguire. Grazie Raymond!

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