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La Crisi non è Finita - Libro

Nouriel Roubini, Stephen Mihm


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Update del 28 Novembre 2016 - Il volume, intitolato La Crisi non è Finita - Libro, realizzato da Nouriel Roubini, Stephen Mihm, appare nella categoria Attualità e temi sociali e più dettagliatamente nella sottocategoria Critica sociale. Realizzato da Feltrinelli e distribuito in data Gennaio 2010 , si trova in stato di "Disponibilità: 5 giorni". Il suo valore è di € 12,00.

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"Ciò che abbiamo appena vissuto è solo un assaggio di ciò che verrà.

le crisi faranno parte del nostro futuro"

"Nouriel Roubini aveva ragione"
Paul Krugman Premio Nobel dell'economia 2008

Nel settembre del 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, un professore di economia della New York University ammonì i presenti su un imminente, terribile crack dell'economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani, dall'oscillazione dei prezzi del petrolio e dalla conseguente crisi di fiducia dei consumatori. All'epoca nessuno diede peso alle sue fosche analisi, ma oggi Nouriel Roubini è riconosciuto come uno degli economisti più autorevoli del mondo, dopo che tutte le sue previsioni si sono puntualmente avverate.

In questo libro Roubini svela finalmente ai lettori in che modo è riuscito a prevedere prima di altri la crisi in arrivo, evidenzia gli errori da evitare nella fase attuale, indica i passi da compiere per uscirne in modo stabile.

Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non sono "cigni neri", eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche.

Al contrario, i cataclismi finanziari sono vecchi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche e dalle diverse epoche storiche. Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l'endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura, circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l'economia mondiale.

Dalla prefazione...

Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non sono "cigni neri":
eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche.

Al contrario, i cataclismi finanziari sono vecchi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche e dalle diverse epoche storiche.

Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l'endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura,circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l'economia mondiale.

Chiedete a un economista perché si verificano episodi di boom e di declino, e riceverete una gran varietà di risposte.

Alcuni vi diranno che le crisi sono una conseguenza inevitabile dell'interferenza del governo nel mercato; altri sosterranno che avvengono perché i governi non interferiscono abbastanza. Altri ancora vi diranno che le bolle in realtà non esistono: i mercati sono perfettamente efficaci, e se i valori immobiliari raddoppiano o triplicano nell'arco di alcuni anni e poi crollano repentinamente, be', quella è la maniera in cui il mercato reagisce alle nuove informazioni.

Le stesse contraddizioni emergono se si chiede agli economisti cosa fare dopo lo scoppio di una crisi.

Alcuni affermano che il governo dovrebbe intervenire, fungendo da prestatore di ultima istanza e fornendo un enorme stimolo fiscale per contrastare la flessione della domanda privata. Altri risponderanno che questo approccio è risibile, sostenendo che il governo non dovrebbe mai intervenire nel complesso meccanismo dei mercati; così facendo, infatti, prolungherebbe unicamente i postumi della crisi provocando un pericoloso aumento del debito pubblico. Infine, alcuni economisti vi spiegheranno molto seriamente che l'idea stessa di crisi è illusoria, una fantasia perpetrata da quanti dubitano dell'effettiva capacità dei mercati di allocare beni e risorse in maniera straordinariamente efficiente.

Per un profano dell'economia tutto questo può risultare sconcertante.

In fin dei conti, l'economia aspira a essere una scienza, completa di equazioni, leggi, modelli matematici e altri segni di obiettività. Ma dietro questa facciata di una singola verità “scientifica” si cela in realtà un'incredibile varietà di opinioni contrastanti, in particolare quando ci si sofferma sull'annosa questione delle crisi finanziarie.

Così era nel Diciannovesimo e nel Ventesimo secolo, e così è ancora oggi. Si sarebbe tentati di archiviare queste differenze come null'altro che arcani dibattiti accademici, ma così facendo si commetterebbe un grave errore.

Questi dibattiti hanno condizionato profondamente la reazione alla crisi odierna, guidando le politiche messe in atto dalle banche centrali così come l'adozione dei piani di stimolo fiscale.

In un'affermazione rimasta memorabile, John Maynard Keynes una volta scrisse:

Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale,
sono usualmente gli schiavi di qualche economista defunto
”.

Le idee sono importanti, e senza una chiara comprensione delle idee economiche in gioco durante la recente crisi è impossibile capire come siamo finiti in questo guaio e, cosa più importante, come possiamo uscirne.

In questo capitolo passeremo in rassegna i diversi modi di intendere le crisi, nel tentativo di raccogliere il materiale per una teoria generale unificata. Quella che segue, dobbiamo riconoscerlo, è una storia selettiva della teoria economica, ma con un'ambizione semplice e chiara: evidenziare ciò che è utile. Come sempre, le nostre scelte sono guidate dal pragmatismo.

Incontreremo Keynes insieme al suo interprete più radicale, Hyman Minsky, affiancati da economisti di altri campi: Robert Shiller, probabilmente uno dei maggiori esponenti dell'economia comportamentale; Joseph Schumpeter, il grande teorico della “distruzione creatrice” tipica del capitalismo; e altri economisti con un'inclinazione per la storia, da Charles Kindleberger a Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff.

Questi filoni di pensiero spesso molto divergenti permeano il nostro approccio peculiare alla comprensione delle crisi. [...]

EditoreFeltrinelli
Data pubblicazioneGennaio 2010
FormatoLibro - Pag 398 - 13x20
Ultima ristampaOttobre 2013
Lo trovi in#Economia e Finanza etica #Crollo economico #Critica sociale
Nouriel Roubini

Nouriel Roubini (Istanbul, 29 marzo 1958) è un docente ed economista turco, professore di economia alla New York University. Egli è anche il presidente di RGE Monitor, una società economica... Leggi di più...

Stephen Mihm

Stephen Mihm è professore associato di storia all’Università della Georgia. Scrive di storia ed economia sul “New York Times Magazine”, “The Boston Globe” e altre pubblicazioni. Leggi di più...

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ivama Acquisto verificato

ottimo per capire perche ci troviamo...

ottimo per capire perche ci troviamo in tutti questi guai

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