Mildred Hanciles, Rosamaria Vitale
Mildred Hanciles, giornalista, è diversa dalle altre donne africane. Come dice lei stessa: «Sono una donna con la testa di un uomo». È diversa anche dalle altre vittime di guerra: pur con un grande dolore dentro, ha sempre continuato e continua a lottare per il suo Paese, nel cui sottosuolo giacciono immense ricchezze ma sul cui suolo scorre il sangue della popolazione civile.
La sua è una storia di
sopraffazioni subite da cui emerge una continua ribellione, il rifiuto
per le regole imposte dagli uomini al potere, dentro e fuori la Sierra
Leone.
In questo libro Mildred si racconta a una psicologa italiana,
Rosamaria Vitale. Per un servizio girato dal suo telegiornale su uno
scandalo in cui erano implicati diversi ministri, Mildred finisce in
carcere senza processo e vi resta per venti mesi, subendo tutte le
umiliazioni che può subire una donna in prigione.
Finalmente
libera, assiste e documenta uccisioni, stupri, mutilazioni e rapimenti
da parte dei ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito (RUF). Mildred c'è
e filma tutto. E la SLBS (radiotelevisione nazionale della Sierra
Leone) trasmette una sera i suoi filmati-denuncia.
Dopo poche ore i
RUF le danno la caccia, trovando il marito e il figlioletto: torturano
il primo, che si rifiuta di rivelare dove è nascosta Mildred, e
uccidono il bambino.
«Il dolore è troppo grande per poterne
parlare, ma forse è proprio in nome del piccolo Eddie Junior che sono
scappata, portando con me tutti i video: il mondo deve conoscere quegli
orrori.» Mildred Hanciles ha pagato il prezzo più alto che una donna
possa pagare: le è stato ucciso il suo unico figlio.
In Sierra
Leone, 250 mila ragazze fra gli otto e i diciott'anni sono state
vittime di abusi sessuali nella guerra civile. Mildred denuncia tutto
questo con passione e forza, perché il mondo intero ne possa prendere
coscienza e lei possa dare un senso all'uccisione del figlio.