Endocrinologo e clinico celeberrimo, fondatore dell’università di Bari, senatore del Regno, rettore dell’Accademia della Gioventù Italiana del Littorio, il cattolicissimo Nicola Pende raffigurò la sua concezione dell’uomo tramite una piramide quadrilatera con base, vertice e lati aventi precisi significati.
Accusato di fascismo e razzismo, superò indenne i processi epurativi avviati dagli Alleati nel 1944 e chiusi da De Gasperi nel 1948. Ma il Tribunale della Storia continua a giudicarlo.
Questo libro dimostra che Pende nel 1938 non firmò il Manifesto della razza – battistrada della persecuzione razziale fascista -, ma svela i motivi della mancata firma e allarga l’indagine riportando brani di Bonifica umana razionale e biologia politica e di suoi scritti meno noti, tra cui:
Tra le tante carte qui esaminate: un suo discorso su La scuola fascista nella sua fase corporativa, imperiale e biologica, gli scritti della Compagnia di Gesù in suo onore e alcune sue lettere al Duce.