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Modificato in data 11 Febbraio 2012 - Il libro, intitolato Fatti a Pezzi, creato da Marco Alloni, Marco Travaglio, appare nella categoria Attualità e temi sociali, nello specifico approfondisce il tema Attualità. Stampato dalla casa editrice ADV e stampato nel mese di Settembre 2008, in questo momento è "Normalmente disponibile in 5 giorni". Il costo di € 10,00.
Di quale virtù sia provvisto Marco Travaglio lo sappiamo tutti: la memoria, difesa da un archivio che probabilmente disegna l'autoritratto della storia contemporanea italiana meglio di quanto facciano i ritratti canonici degli storici, degli storiografi e dei giornalisti di cronaca.
Quello che fa la differenza in Travaglio è tuttavia che tale archivio è diventato metodo. Uno stile giornalistico che contrappone alla fuggevolezza della notizia, dell'opinione e della dichiarazione, la sedimentazione dei fatti. E, come spesso accade, svelando la contraddittorietà di opinioni e dichiarazioni nell'attimo stesso del loro fittizio trionfalismo. L'archivio non è un vezzo catalogatorio o una mania di raccogliere cronaca nei fascicoli di cui è composta. È l'unico strumento - se usato con sapienza -per contrapporre al tempo adultero dell'informazione quello fedele della storicizzazione. In fondo è un modo di dare la parola alla storia, non ai suoi sedicenti corifei.
Se Berlusconi afferma al mattino ciò che nega alla sera, l'archivio espone, senza tema di smentita, la contraddizione. Non serve allora essere bolscevichi per scorgere le pudenda del Re messosi a nudo, suo malgrado, attraverso l'impietosa trama dell'archivio. Lo squademamento dei fatti non consente repliche. Quando è la realtà stessa a sbugiardarsi non c'è rettifica che tenga.
Questo Travaglio ha restituito alla storia italiana, la sua evidenza. Poi la si mistifichi come si vuole: il sofismo dovrà comunque misurarsi con gli eventi, Gorgia con Erodoto.
Travaglio riconsegna dunque il giornalismo alla sua funzione di contropotere, fa parlare l'Italia per come l'Italia non ama parlare e, se ancora servisse sottolinearlo - ma in Italia proprio l'evidenza serve sottolineare - non fa sconti né a destra né a sinistra: il "bufalismo", da una parte come dall'altra, ha ancora un unico nome universale, "bufalismo". Si può dire che il giornalismo deve operare in questo senso da sempre? Certo, ma l'eredità di un approccio controcorrente che Travaglio ha raccolto da Montanelli viene spinta, in lui, alle estreme conseguenze, poiché estreme sono diventate le risorse della disinformazione. E l'archivio deve riappropriarsi esattamente di quell'eticità che, meno urgente in passato, è oggi divenuta una risorsa fondamentale per un Paese civile. Travaglio ha inoltre indovinato che, oltre all'archivio, è indispensabile contrapporre alla mistificazione - così agilmente veicolata dalla televisione - il più desueto strumento di persuasione: il libro, da lui riconsegnato agli onori della censura, dell'aggressione, dell'ostracismo (come non accadeva dai bei tempi in cui la parola faceva ancora paura e qualcuno impugnava i volumi della rivoluzione) e all'attenzione della massa.
È una conquista dell'informazione. Ma anche un favore alla letteratura. Con Travaglio torniamo a credere che non solo la storia non è finita ma la si può ancora fare, e quindi chiarire e depurare - riconsegnare, intonsa, alla sua attualità - attraverso quel grande lavacro che sono i libri. Uno di questi (piccolo e schietto) è il presente. Raccoglierà la benedizione dell'ingiuria, dell'ira, dell'insulto? Forse. Certamente ci piace credere che sia una breve summa del grande 7'accuse che Travaglio ha riversato sull'Italia a cui egli non piace e la quale, fortunatamente, non piace a noi.