Decostruita, ricomposta, monoparentale, omoparentale, procreata artificialmente, la famiglia occidentale è oggi soggetta a un grande “disordine” da cui deriverebbero, secondo alcuni, non poche sciagure e fenomeni sociali di grave entità: i bambini abusatori e abusati, i professori malmenati, le periferie consegnate alla delinquenza. Disorientata dalla perdita dell’autorità del padre, mutilata dalla liberalizzazione dei costumi, messa alle strette dalla precarietà propria dell’economia moderna, la famiglia ci appare sempre meno capace di trasmettere i valori che per molto tempo ha incarnato.
Tuttavia, mai è stata nello stesso tempo tanto rivendicata come luogo per eccellenza della realizzazione individuale. Dal momento che il padre non è più il padre, che le donne controllano la procreazione e gli omosessuali hanno la possibilità di farsi spazio nel processo di filiazione, la famiglia è dunque alla fine condannata e con essa la possibilità per ognuno di noi di costruirsi come soggetto? L’autrice ci aiuta a sciogliere questo interrogativo, a comprendere l’origine di un simile disordine e a immaginare l’avvenire.