«Non potevano appenderlo con un po' più d'eleganza Saddam Hussein? È l'esecuzione più sporca che abbia mai visto» È l'umorismo nero e tagliente delle strisce di un geniale autore, l'unico erede credibile della tradizione del fumetto satirico americano, da Doonesbury a Spiegelman. Una comicità piena d'inventiva, cinismo e senso dell'assurdo.
E così, tra una risata (amara) e l'altra, gli omini tristi delle clip art di David Rees, abitanti seriali e pronti all'uso di scene di lavoro d'ufficio, diventano lo specchio di una società che assiste allo spettacolo del conflitto ed elabora le proprie opinioni attraverso la retorica lunare dei politici.
Con il distacco dell'osservatore che nemmeno sa dove si trova l'Afghanistan e il risentimento di chi comprende che democrazia e bombe non vanno troppo d'accordo, nemmeno se è stato Dio a suggerirlo.