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Dimenticare Se Stessi - Libro

La Continuità del Sé nei Pazienti Alzheimer

Emanuela Coppola, Mara C. Quattrini



Prezzo: € 20,00

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Aggiornato in data 10 Novembre 2016 - Questo testo, dal titolo Dimenticare Se Stessi - Libro, composto da Emanuela Coppola, Mara C. Quattrini, ha come tema Psicologia e nello specifico approfondisce il tema Manuali di psicologia. Realizzato dalla casa editrice Piccin Nuova Libraria ed edito in data Gennaio 2013 , è in stato di "Non disponibile". Il costo di questo libro è pari a € 20,00.

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Sono trascorsi ormai oltre 25 anni da quando iniziai a occuparmi di Demenza di Alzheimer nel Laboratorio di Neuropsicologia Clinica della Clinica Neurologica dell’Università di Catania.

Allora, facevo parte di uno sparuto gruppo di ricercatori che lavoravano sui meccanismi neurofisiologici e neuropsicologici del decadimen - to mentale nelle sindromi dementigene, con particolare attenzione alla demenza di Alzheimer. Pionieri, in Sicilia, della ricerca biomedica di grande innovatività terapeutica, sentivamo di aver imboccato un percorso di studi che risuonava con il più ampio panorama internazionale e che avrebbe condotto, di lì a poco, a scoprire cause e possibilità d’intervento per “questo campo della patologia umana così delicato, sotto il profilo scientifico, sociale ed emozionale”

(Massarotti, 1986, p. 1).

Credevamo fermamente che una diagnostica attendibile, capace di cogliere e discriminare i segni della AD fosse il primo passo per contrastare in modo tempestivo il deterioramento mentale e, speranzosi, cercavamo gli strumenti farmacologici e neuropsicologici per rendere reversibile la progressione della patologia ( ibidem ). Sul primo punto ave - vamo ragione, sul secondo ci sbagliavamo. In tutti questi anni, l’unica certezza su cui la ricerca scientifica ha fatto luce è l’irre - versibilità della malattia, identificata come un processo cronico- degenerativo di morte neuronale.

Questo dato ha rappresentato un nuovo inizio per il lavoro clinico e neuropsicologico.

Sapere che di Alzheimer non si guarisce, inevitabilmente, ha condotto ad un ripensamento dei paradigmi di ricerca e di intervento fino ad allora impiegati, abbandonando l’ossessiva ricerca della molecola che potesse salvare il cervello dall’indementimento e finalizzando gli sforzi all’attenuazione del danno attraverso specifici trattamen - ti farmacologici. Tuttavia, anche percorrendo questa direzione le difficoltà non sono mancate. Sappiamo oggi che non tutti i pa - zienti rispondono allo stesso modo al trattamento farmacologico, così come l’insorgenza subdola della patologia non ha un esor - dio uniforme e può variare anche in relazione alle caratteristiche personologiche, biologiche e sociali del paziente.

Nel tempo si è scoperto che questa eterogeneità deriva in gran parte dalla feno - Prefazione Quattropani definitivo.indd 7 14/03/13 13:22 viii Prefazione menologia della manifestazione patologica che non si limita ad aggredire una zona circoscritta del cervello ma si presenta in modo diffuso e multifocale interagendo con la complessità funzionale e organica del cervello.

Ancora una volta, la ricerca sulla AD ha dovuto ripensarsi alla luce delle nuove conoscenze lottando con le reazionarie posizioni neopositiviste delle scienze dure.

Solo di recente sappiamo, infatti, quanto sia importante costruire profili cognitivi specifici per ciascun soggetto: solo attraverso un’accurata anamnesi della storia clinica e personale e un’attenta valutazio - ne neuropsicologica qualitativa, oltre che quantitativa, è possibi - le individuare i segni caratteristici della AD.

D’altra parte, è stato proprio grazie all’ampliarsi delle conoscenze sulle caratteristiche neoplastiche del cervello, quale espressione tangibile delle episte - mologie complesse di matrice filosofica, che è derivato un avanzamento conoscitivo capace di scalzare le logiche riduzionistiche e parcellizzanti impiegate nello studio segmentato del cervello, lasciando spazio agli approcci olistici, interdisciplinari e complessi in grado di cogliere più realisticamente l’essenza della mente come cervello, una mente radicata nel corpo, persino con una memoria somatica, che fa esperienza di sé, degli altri e del mondo. Sebbene tutto questo testimoni che la ricerca sul cervello e sulle sindromi dementigene non si è mai fermata, c’è un elemento importante che continua a suscitare in me un certo turbamento.

Nel 1987 pubblicammo un volume a cura di Bonaiuto e Amaducci dal titolo Le demenze: Epidemia silente degli anni futuri .

Titolo apparentemente profetico dal momento che, oggi, la Demenza di Alzheimer con - tinua ad essere definita una epidemia silenziosa. Dopo 25 anni, il futuro è diventato presente e l’AD è ancora silente, sappiamo come ma non sappiamo perché avviene la degenerazione cerebrale, non siamo ancora in grado di individuare con esattezza i segni preclini - ci della patologia e, nel frattempo, il termine epidemia è diventato il più calzante che si possa immaginare. Nel 1987 la definimmo così per la sua insorgenza subdola: ricordava vagamente le grandi epidemie che ricorsivamente, lungo l’arco temporale della storia, colpivano l’umanità e decimavano intere popolazioni.

Mai avremmo immaginato che quella definizione sarebbe stata ancora così attuale.

Nell’attesa che la ricerca neuroscientifica ci fornisca gli impor - tanti risultati che potrebbero emergere dagli studi sperimentali sul trapianto di neuroni e dai trial clinici sulle cellule staminali, la psicologia clinica non può sottrarsi dal contribuire alla preven - zione, alla diagnosi e trattamento dei disturbi. La fiducia riposta nell’applicabilità delle ricerche di derivazione neuroingegneristica e neuroinformatica non può tradursi, per coloro che operano in Quattropani definitivo.indd 8 14/03/13 13:22 ix Prefazione questo campo, nell’attesa messianica e deresponsabilizzata di una scoperta risolutiva.

Perseverare nell’individuazione dei segni pre - clinici dell’AD e nella formulazione accurata e precoce della dia - gnosi deve rappresentare il primo obiettivo del lavoro quotidiano per la psicologia clinica.

È noto a tutti che le acquisizioni scienti - fiche procedono più per piccoli cambiamenti che in seguito a ra - dicali rivoluzioni tanto che, anche queste ultime, sono il risultato sorprendente di microscopici e continui processi di conoscenza ap - parentemente trascurabili. Di conseguenza, ciò che può sembrare una strategia meno eccezionale potrebbe, invece, rappresentare una possibilità realistica di contrasto alla AD: le rilevazioni neu - ropsicologiche precliniche sono, infatti, gli unici strumenti, ad og - gi in nostro possesso, in grado di distinguere un invecchiamento cerebrale fisiologico da un invecchiamento patogeno che rischia di degenerare in AD.

Sarebbe, a tal proposito, utile predisporre cicli - camente sistemi di screening diagnostici sulla popolazione over 50.

Naturalmente, laddove la valutazione neuropsicologica dovesse riscontrare modificazioni cognitive patologiche sarebbe opportu - no procedere immediatamente sia a livello farmacologico, sia per mezzo di interventi psicologici olistici.

La demenza di Alzheimer, infatti, una volta diagnosticata non può avere alcuna remissione, le prognosi favorevoli riguardano esclusivamente, nel migliore dei casi, un cospicuo rallentamento della progressione patologica che, spesso, è proporzionale alla precocità dell’intervento. Siamo consapevoli che questa proposta non sia risolutiva della malattia ma, certamente, rappresenta una strategia possibile per migliorare la qualità della vita e l’adattamento alla patologia da parte dei pazienti e dei loro familiari. Intervenire tempestivamente attraverso trattamenti psicologici integrati (riattivazioni cognitive, psicoterapia di gruppo, riabilitazione sociale, musicoterapia) significa, altresì, dare dignità al paziente, il quale, attraverso l’ausilio di queste tecniche, acquisisce consapevolezza della malattia, lavora sulle proprie funzioni cognitive e competenze relazionali, condivide il dolore, consolida la padronanza di sé prima che la malattia lo aggredisca con più insistenza potendo così integrare l’esperienza della malattia con il proprio sé.

La persona che sviluppa una AD “è” un paziente AD non “ha” un AD.

La demenza di Alzheimer stravolge totalmente la vita della persona, trasforma la sua esperienza del mondo e come tale deve essere trattata, non come qual - cosa che si “ha” ma come un complesso stravolgimento di sé, della propria mente, del proprio corpo e della propria coscienza.

La continuità del sé non implica un mantenimento costante di una auto-rappresentazione ma una coerenza interna delle in - numerevoli trasformazioni che l’esistere comporta. Riteniamo che Quattropani definitivo.indd 9 14/03/13 13:22 x Prefazione ciò valga anche per il paziente AD.

Il suo modo di concepire il mondo, di rispondere alle richieste ambientali è cambiato; mentre il vecchio sé si sta smagliando il nuovo sé, spesso, non riesce a trovare spazio di espressione. Transitare tra queste due dimensioni dell’esperienza è difficile per il paziente e per il suo nucleo familia - re.

Il lavoro psicologico clinico deve mirare all’integrazione delle caratteristiche del sé tenendo conto degli aspetti interni, soggetti - vi, nonché degli aspetti ambientali della vita del paziente, al fine di favorire un riadattamento alla realtà che includa le sue nuove esigenze esistenziali.

Maria C. Quattropani

 

Indice

Capitolo 1 - Invecchiamento e demenza

  • Il tabù dell'invecchiamento e la rimozione della demenza
  • Invecchiamento e demenza: cenni demografici ed epidemiologici
  • Demenza. L'epidemia silenziosa
  • La Malattia di Alzheimer: caratteristiche generali
  • Decorso e sintomi
  • Diagnosi
  • Terapie farmacologiche
  • Terapie non farmacologiche
  • Neuropsicologia clinica della demenza di Alzheimer
  • L'assistenza intra-familiare: psicodinamica e clinica del fenomeno del caregiving

Capitolo 2 - Matrici intersoggettive del Sé

  • Identità e temporalità
  • La costruzione del Sé: dalle relazioni oggettuali all'intersoggettività. Tra psicanalisi e neuroscienze
  • Sé e memoria autobiografica: la centralità del ricordo condiviso
  • Memoria e discontinuità del Sé: le ricerche sulla Demenza di Alzheimer

Capitolo 3 - La ricerca

  • La ricerca qualitativa in psicologia clinica
  • Metodi di ricerca qualitativa in psicologia clinica
  • Metodi e software per l'analisi qualitativa dei testi

Presentazione del disegno di ricerca

  • Introduzione
  • Obiettivi
  • Research question (ipotesi qualitative)
  • Materiali e metodi
  • Soggetti
  • Selezione dei partecipanti
  • Strumenti per la valutazione neuropsicologica
  • Intervista clinica semi-strutturata
  • Procedure
  • Analisi qualitativa del testo: Atlas.ti
  • Valutazione neuropsicologica: analisi statistica e analisi qualitativa delle prove
  • Risultati delle interviste
  • Codifica iniziale
  • Codifica intermedia
  • Codifica teorica
  • Discussione dei risultati

Capitolo 4 - L'intervento multifattoriale con il paziente Alzheimer

  • Prevenzione e presa in carico molteplice
  • Gruppi di sostegno e di ascolto per la famiglia
  • L'intervento basato sulla Mindfulness
  • Le altre tecniche
  • Gruppi ABC: l'Approccio Capacitante
  • Gentle Care
  • L'ambiente fisico
  • Le persone
  • I programmi
  • Lo scenario attuale: oltre il trattamento farmacologico
  • Alzheimer Caffè
  • Il lavoro sul paziente Alzheimer: dal farmaco al contatto
  • Il contatto corporeo nella relazione di cura
  • La Ricerca-Intervento Con-tatto
  • Procedura

Risultati e conclusioni

Postfazione

Bibliografia

EditorePiccin Nuova Libraria
Data pubblicazioneGennaio 2013
FormatoLibro - Pag 159
Lo trovi in#Manuali di psicologia


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