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Nell'opera di Borges il tema della religione, sia essa quella cristiana o una orientale, compare con frequenza.
Spirito decisamente laico, incline al dubbio, all'interrogazione, all'analisi, disposto ad accordare fiducia all'eventualità e al caso piuttosto che alle certezze definitive, Borges non può certo essere definito "religioso" nel senso stretto e ortodosso del termine.
La religione, se ci è dato azzardare un'ipotesi, fu per lui più una tentazione, una nostalgia.
Pertanto questa sua esposizione del buddismo non ha nulla di accademico, di pedantesco, di manualistico: è piuttosto un'analisi libera, a volte audace negli accostamenti, una visione che sottolinea i punti di contatto, ma anche di attrito, che evidenzia le affinità e le diversità fra la tradizione orientale e quella occidentale.
Ritroviamo in queste pagine il Borges dei più brillanti e originali testi poetici, narrativi e saggistici, lo scrittore smagliante, il curioso di ogni manifestazione dello spirito umano, il sottile dialettico.
«Sono duemilacinquecento anni che la predicazione di un piccolo principe del Nepal esercita la sua influenza su innumerevoli generazioni in Oriente; e che non ha fomentato guerre, ha insegnato invece agli uomini la serenità e la tolleranza.»
PAOLA
Testo interessante e diverso dagli altri che trattano lo stesso argomento. Ho trovato stimolante l'approfondimento degli argomenti trattati da diversi punti di vista.
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