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I Cembali del Makalu

Claudio Tessarolo



Prezzo: € 30,00

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Modificato il 13 Novembre 2016 - Questo testo, dal titolo I Cembali del Makalu, ideato da Claudio Tessarolo, fa parte della categoria Vacanze Alternative, nello specifico approfondisce il tema Guide per Viaggiare. Pubblicato da C&B Edizioni e pubblicato in data Novembre 2006 , in questo momento è in "Fuori Catalogo". Il costo di € 30,00.

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È passato più di mezzo secolo da quel 15 maggio del '55 quando Lionel Terray e Jean Couzy piantarono la bandiera francese proprio in mezzo alle due piccole punte collegate da una cresta di neve che si ergono sopra la parete sommitale color ruggine degli ultimi metri del Makalu, la "montagna nera", quinta più alta vetta del mondo con i suoi 8463 metri. La vetta che due anni prima aveva respinto con perdite perfino Edmund Hillary, il vincitore dell'Everest. Mezzo secolo costellato di vittorie e sconfitte, di imprese epiche che hanno fatto la storia dell'alpinismo mondiale ma anche di morti sommersi dalla neve, dal vento, spesso dall'oblio. Mezzo secolo in cui si sono date battaglia sulle pendici dell'Himalaya scuole alpinistiche diverse.

Modi diversi di intendere il rapporto con la montagna, con la natura, con gli sherpa. Visionari, sognatori, solitari, tecnici o leader. Tutti si sono misurati con le loro ambizioni e con i mezzi che la tecnica in quel momento poteva offrire. Dietro di loro una feroce competizione tra Stati, l'Annapurna francese, l'Everest inglese, il K2 italiano, il Nanga Parbat austriaco. Quella stessa gara ad arrivare primi che pochi anni dopo, in piena guerra fredda, si ripropose nella conquista dello spazio tra Stati Uniti e Unione sovietica. "Gara" che fa quasi sorridere oggi a chi guarda atterrare la navicella russa con la prima "turista spaziale" americana salita a bordo pagando con un biglietto di svariati milioni di dollari.

Ma questi che viviamo sono appunto altri tempi, è l'era della globalizzazione e dell'interdipendenza, del mondo piccolo, fragile e pericoloso. Anche se le montagne più alte restano le stesse, dure e inaccessibili, anche se l'avventura e i rischi sono uguali a quelli di cinquanta anni fa cambiano le motivazioni alla base delle spedizioni ed è soprattutto cambiata la percezione che l'opinione pubblica ha di queste "imprese".

Bene hanno fatto perciò gli organizzatori della missione Makalu 2006 ad utilizzare l'ascesa alla "montagna nera" raggiunta dalla spedizione vicentina nel maggio scorso da Mario Vielmo come occasione per lanciare un messaggio forte di solidarietà e di pace in vista delle olimpiadi di Pechino. Quell'impresa rievocata da un giornalista di razza come Claudio Tessarolo in questo "I cembali del Makalu" e corredata da un servizio fotografico di rara bellezza, rievoca il viaggio della fiaccola dei giochi invernali di Torino 2006 portata in cima al Makalu. Prima di essere riposta nello zaino di Tom Perry, l'alpinista scalzo, per un lungo trekking di avvicinamento nelle valli himalayane, la torcia è stata benedetta dal Dalai Lama che vi ha scritto sopra una dedica semplice ma efficace: "prego che tutti gli uomini senzienti vivano in felicità". Piccolo concentrato di filosofia e religione buddista in attesa di vedere riconosciuti dalla grande Cina i diritti negati al popolo tibetano.

La fiaccola infine è salita su fino agli 8463 metri del Makalu con Mario Vielmo tedoforo d'eccezione. Ha respirato l'aria sottile nel "castello degli dei" per ritornare a valle come strumento di dialogo e comprensione.
È la prima fiaccola olimpica a salire così in alto e forse resterà l'unica per molto tempo se è vero che il comitato organizzatore di Pechino ha rinunciato a portare la torcia del 2008 sulla cima dell'Everest. Ora la fiaccola di Torino-Makalu 2006 verrà messa all'asta. L'incasso servirà per finanziare progetti a favore degli orfani tibetani. Missione alpinistica e missione di cooperazione e solidarietà sono diventate una cosa sola.

Almeno per una volta i "sahib" venuti da Occidente non hanno solo tolto sacralità e silenzio alla cima ma restituito qualcosa alla gente che vive all'ombra di queste montagne e che le guarda con timore e rispetto.
Per capire cosa sono queste vette basta rileggersi cosa scrisse Kurt Diemberger su Nawang Tenzing il fortissimo sherpa tibetano di Hillary che nel '77 salì sul Makalu insieme a Diemberger e Hermann Warth. "All'inizio - scrive Diemberger - non voleva saperne di raggiungere la cima. Diceva di odiare il freddo, di non voler disturbare gli dei delle montagne, di non volersi mettere in evidenza di fronte ai suoi vicini di casa per non suscitare invidie. Egli però desidera vedere il Tibet, il suo Paese perduto, dall'alto deve essere una visione unica, stupenda. Quanto ciò sia importante per lui l'ho capito quando l'ho visto danzare nella neve, sotto il campo II non appena il suo sguardo ha potuto scendere sull'altipiano".
EditoreC&B Edizioni
Data pubblicazioneNovembre 2006
FormatoLibro - Pag 200 - 21,5x30 - cartonato
NoteIllustrato con bellissime foto a colori
Lo trovi in#Guide per Viaggiare


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