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Ci risiamo, tra pochi giorni finirà il 2009. Un altro anno della nostra vita che si va ad affastellare a tanti altri. Inevitabilmente dicembre è un momento di bilanci, non solo economici, ma anche esistenziali. È un buon momento per voltarsi indietro, per sbirciare verso il futuro, ma soprattutto per fermarsi e guardare nel proprio presente, nella propria vita e chiedersi se ha un senso o se passiamo i nostri giorni senza direzione, come il cavaliere di un vecchia storia taoista.
Interpellato da un amico che gli chiedeva dove stesse andando così velocemente, il cavaliere rispose: «Non so, chiedilo al mio cavallo».
Sembra paradossale, ma molte volte ci comportiamo come quell’uomo a cavallo: corriamo verso una direzione senza sapere quale sia. Dicembre può essere un buon pretesto per scendere dal cavallo e chiedersi: «In che direzione sto andando? In che direzione sta andando la mia vita? Ne sono contento? Sto creando felicità per me e le persone che mi sono intorno? Sto creando benessere per il Pianeta con il mio stile di vita?»
Non si tratta di fare dell’inutile moralismo, lasciamo da parte sensi di colpa e risentimenti, dobbiamo essere profondamente gentili con noi stessi e volerci bene. Non serve andare veloci se poi non condividiamo la meta e soprattutto se il cammino per arrivarci non ci rende felici o quanto meno non va nella direzione della nostra felicità. Quando brinderemo al nuovo anno, dedichiamo un brindisi a noi stessi, promettendoci di prendere in mano le redini della nostra vita, anche se questo in alcuni momenti vorrà dire procedere più lentamente.
«Voi conoscete il motto che Pierre de Coubertin ha riattivato per le Olimpiadi:» amava ricordare Alexander Langer «citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte. Questo è il messaggio che oggi ci viene dato. Io vi propongo il contrario: lentius, più lento, profundius, più profondo, suavius, più dolce. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però si ottiene un fiato più lungo».