Dal settembre 2006 oltre duemila soldati italiani sono in Libano per contribuire al disarmo dei miliziani di Hezbollah, il Partito di Dio libanese. Ma chi è veramente Hezbollah? Quali rischi corrono i nostri soldati? Quali sono le possibilità di successo di una missione nata per disarmare una formazione di cui neppure la potenza militare d'Israele è mai riuscita ad aver ragione? Questo libro ci porta alla scoperta del gruppo radicale sciita nato con la benedizione degli ayatollah e dei pasdaran iraniani e le cui tattiche hanno preceduto di vent'anni Al Qaida e le altre formazioni del terrore fondamentalista.
Per l'opinione pubblica occidentale la storia di Hezbollah inizia nell'ottobre del 1983, con la strage di 241 marines statunitensi e 58 soldati francesi, che segna la fine della prima missione di pace in Libano e la ritirata di Parigi e Washington. Prende poi avvio la stagione dei rapimenti: diplomatici, giornalisti, mediatori scompaiono a decine nella Beirut degli anni Ottanta. C'è il rischio che la storia si ripeta?
I reportage dell'autore, inviato di guerra de "Il Giornale", ci portano all'interno delle scuole, degli ospedali, degli orfanotrofi con cui l'organizzazione conquista il cuore e la mente degli sciiti libanesi. Guerra e politica infatti sono anche comunicazione; e allora come non raccontare dell'aggressivo martellamento propagandistico di Al Manar, la Tv di Hezbollah, che trasmette a ripetizione i discorsi di Hassan Nasrallah, il segretario generale del Partito di Dio che ha riempito i propri arsenali di missili e di micidiali armi anticarro.
In quest'intrico, dove la guerra tra Hezbollah e Israele s'intreccia con lo scontro di potere tra l'Iran sciita e le potenze sunnite di Arabia Saudita ed Egitto, s'inserisce la missione dei nostri soldati. Una missione complessa, che deve fare i conti con le mosse di Hezbollah, dei suoi protettori e dei suoi nemici.