Roberto
Al giorno d’oggi molti o hanno già sperimentato sulla propria pelle o hanno conoscenti con malattie debilitanti, recidive, mancanza di vitalità anche in giovane età. Nascono spontanee alcune domande: ma perché succedono certe cose? Dio vuole la malattia? E’ mai possibile che non ci sia nessuno che sappia far qualcosa? Per tutte queste persone, la “cucina del diavolo” è un autentico pugno nello stomaco. Con uno stile comico agghiacciante, i protagonisti di questo racconto mostrano come un numero spropositato di malattie sia pianificato a tavolino, convincendo con una sfrontata retorica i consumatori ad acquistare e a preferire alimenti che li condurranno inesorabilmente al malessere prima, alla malattia poi, per giungere alla morte anticipata. Questo libro è indicato per chi vuol conoscere i meandri dell’industria alimentare, mentre è del tutto sconsigliato a chi non vuole perdere tempo a riflettere oppure vuole vivere alla giornata. Leggendolo, si è quasi obbligati a chiedersi del ruolo del progresso, della scienza, della medicina, della chimica, dell’economia, di molti comportamenti quotidiani a cui ci si è ormai assuefatti. Mano a mano che si procede nella lettura, aumenta il disgusto e l’indignazione, ma verso chi? L’amara verità è che leggendo tra le righe si capisce che questi diavoli in realtà siamo noi. Infatti la maggior parte dei lavoratori svolgono attività direttamente o indirettamente collegate a creare e a mantenere “la cucina del diavolo”. Specialmente quelli più retribuiti. Chimici, medici, scienziati, ricercatori, tecnici, venditori, trasportatori, operai, ingegneri, dirigenti, politici, organizzazioni governative, gli stessi consumatori: tutti hanno la propria parte di responsabilità. Perché molti ormai hanno un solo obiettivo: diminuire i costi ed aumentare i guadagni, costi quel che costi.
Lolita
quello che ho letto,lo sapevo già.
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