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<title>Macrolibrarsi, sottocategoria  libri di Mafia</title>
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<description>Macrolibrarsi, feed rss della sottocategoria  libri di Mafia</description>
<language>it</language>
<category> libri di Mafia</category>
<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 17:24:21 +0100</lastBuildDate>
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    <title><![CDATA[Gioco sporco]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/g/gioco-sporco_42127.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Due clan, uno campano e uno calabrese</strong>, combattono la loro battaglia quotidiana, che è al tempo stesso lotta per il potere e per la sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo sfondo, <strong>un’Italia dove gioco d’azzardo, scommesse, ippica e slot machine sono diventati il crocevia di un business da miliardi di euro.</strong> Tra il lassismo di uno Stato biscazziere per convenienza e il sogno disperato di milioni di persone che non hanno altro in cui credere, si apre una zona grigia dove proliferano guadagni illeciti, consenso sociale e omertà, nel Sud come a Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gioco sporco è un romanzo verità</strong> che attinge ai casi di cronaca degli ultimi anni. <strong>Un viaggio brutale </strong>e incalzante nel mondo della <strong>criminalità organizzata</strong>. Un’analisi senza sconti su cui riflettere per comprendere un fenomeno tutto italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> «Dentro il capannone che brucia, l’ex fagotto umano umido di piscio e vomito si è trasformato in un teschio adagiato su un mucchio di ossa annerite. Pare una bandiera dei pirati, col sorriso sghembo e il naso spaccato. E una puzza di merda essiccata da far schifo. Non è più il Ragioniere. Non è più Giovanni. È solo un infame che ha sgarrato. Pochi minuti e lo sapranno tutti. Le voci corrono, da queste parti. Ed è così che si muore, da queste parti. Bruciati vivi in un capannone, nell’ultimo buco di culo di paese di quello che chiamano Mezzogiorno. Ma mezzogiorno di cosa?»</em></p>]]></description>
    </item>
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    <title><![CDATA[Memorie di un'Infamia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/memorie-di-un-infamia_48605.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Lydia Cacho è una donna coraggiosa. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo dicono di lei. Persino i poliziotti che l'hanno arrestata illegalmente e trasferita nella notte nel carcere di Puebla, lontano migliaia di chilometri da casa sua, le ricordano che è famosa per il suo coraggio mentre la torturano e la molestano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giornalista, femminista, attivista, ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di un potere corrotto e non si è arresa di fronte a un sistema che la voleva addomesticata, silenziosa, obbediente e probabilmente morta</strong>. Lei assicura che il suo è solo un caso emblematico di un sistema più vasto in un paese, il Messico, dove il 98% delle denunce si perde perché il "potere pesa più dell'evidenza".</p>
<p style="text-align: justify;">In oltre venti anni di attività è stata vittima di minacce, è stata denunciata per diffamazione, arrestata e detenuta illegalmente, torturata, ha subito molestie sessuali da parte dei suoi persecutori e attentati alla sua vita. Nonostante ciò ha imparato a convivere con la paura che la stimola continuamente a proseguire la sua lotta per la difesa dei diritti dei più deboli, come attivista e come giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In "Memorie di un'infamia" Lydia Cacho racconta tutta la sua storia</strong>. Dalle origini della sua militanza accanto alle donne vittime di violenza fino al suo arresto in seguito alla pubblicazione di "Los Demonios del Edén" dove accusa apertamente uno dei più facoltosi imprenditori messicani Jean Succar Kuri, noto proprietario di alberghi, di essere coinvolto in un giro di pornografia infantile.</p>]]></description>
    </item>
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    <title><![CDATA[La Spesa a Pizzo Zero + DVD]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/la-spesa-a-pizzo-zero_40145.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>La legalità quotidiana è nella borsa della spesa. Ecco come il consumo critico può sconfiggere la mafia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per combattere la mafia i cittadini hanno nelle proprie mani uno  strumento inedito: il consumo critico. Ovvero le scelte di acquisto che  -dalle arance agli arancini- privilegiano i produttori e i commercianti  pizzo free, attenti al rispetto dell'ambiente, dei lavoratori, della  legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro raccoglie e restituisce con il valore aggiunto della  riflessione- l'esperienza dei ragazzi di Addio Pizzo, che a Palermo per  primi hanno dichiarato che <em>"un intero popolo che paga il pizzo è un  popolo senza dignità</em>", racconta la nascita delle cooperative di Libera  Terra, lo sviluppo di una nuova agricoltura legata al biologico, ai  Gruppi d'acquisto solidali e alle relazioni Sud-Nord, le produzioni  virtuose nate grazie alla confisca dei beni appartenuti ai mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un testo di <strong>Umberto Santino</strong>, storico della lotta alla mafia e  un'intervista a don Luigi Ciotti, fondatore di "Libera. Associazioni,  nomi  e numeri contro le mafie".</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme al libro, il documentario di Paolo Maselli e Daniela Gambino  Storie di resistenza quotidiana che riprende i volti e le parole di chi  affronta ogni giorno la violenza mafiosa. E la sconfigge.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un'intervista a don Luigi Ciotti</p>
<p style="text-align: justify;">In allegato il DVD del documentario  <strong><em>"Storie di resistenza quotidiana"</em></strong></p>]]></description>
    </item>
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    <title><![CDATA[Metastasi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/metastasi_37981.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>"Quando un pentito racconta dei maneggi che stanno dentro il Parlamento, dietro le Regioni, nei Comuni grandi e piccoli, deve prepararsi a essere attaccato e screditato. Ti fanno passare da infame due volte."</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla testimonianza del collaboratore di giustizia <em>Giuseppe Di Bella</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Pianura padana come l’Aspromonte.</strong> Ormai le ’ndrine controllano il Nord e fanno affari con chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo libro <strong>dell’autore di "Vaticano S.p.A."</strong>, con Claudio Antonelli, offre una prospettiva inedita per capire un fenomeno ormai “vecchio”. Di trent’anni. Solo che tutti hanno fatto finta di niente. <strong>Un esercito di 1500 persone che controlla dagli anni Settanta non solo il traffico di armi e di cocaina ma anche un’importante quota della liquidità lombarda</strong>; sì, quella dei salotti buoni, dei politici, dei cavalieri del lavoro, delle camere di commercio, delle amministrazioni locali. <strong>Trent’anni di mazzette</strong> ( e se necessario di omicidi) per ottenere licenze edilizie e controllare una buona parte degli immobili commerciali del Nord Italia (Varese, Lecco, Milano, Como), avendo un dominio ferreo del territorio anche grazie alla continua e capillare <strong>attività di estorsione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso<strong> la testimonianza di un pentito </strong>qui raccolta permette di capire perché tutto ciò è stato possibile e di avere a disposizione<strong> verità e retroscena a volte incredibili</strong>. Il boss che si intrattiene con il futuro ministro, il <strong>traffico d’armi con le Br</strong>, il commercio di uranio,<strong> l’incontro con Andreotti</strong>, il patto tra ’ndrangheta e cinesi, il caso di <strong>un industriale delle armi rapito, poi liberato, ed eletto in Parlamento</strong> per fare gli interessi della ’ndrangheta. Persino il caso di<strong> un famoso stilista ammazzato ma che forse ammazzato non è</strong>. Anche qui c’entra la ’ndrangheta, <strong>gli amici di Coco Trovato</strong> trovano la soluzione per ogni problema. Soprattutto per riciclare denaro sporco e fagocitare le attività produttive più redditizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto fatto secondo rituali e regole che arrivano da lontano e che si appoggiano su codici famigliari e amicali che vanno rispettati. Sempre. Se no la punizione arriva, puntuale, anche a distanza di anni. E fa paura:<strong> la paura del nostro testimone che riporta fatti anche di rilevanza penale che potrebbero aprire nuove indagini;</strong> la paura di chi ha sfidato un codice d’onore e adesso è solo.</p>]]></description>
    </item>
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    <title><![CDATA[I Gattopardi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/i-gattopardi_37554.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Che le mafie abbiano connessioni e collusioni con parti del sistema economico, politico, giudiziario del Paese lo leggiamo da anni su libri e giornali; come pure ci sentiamo spesso ripetere, troppo genericamente, che la mafia è soprattutto una "<em>cultura mafiosa</em>". Non sappiamo però quali sono concretamente i ruoli dei diversi protagonisti, chi davvero fa cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaele Cantone ce lo spiega in questa conversazione con Gianluca di Feo, mettendo in evidenza<strong> il nodo cruciale dell'intreccio, il circuito vizioso in cui le organizzazioni criminali, gli imprenditori, la società fanno "sistema" e traggono reciprocamente vantaggio gli uni dagli altri</strong>. Cantone, grazie a uno straordinario lavoro di ricerca giudiziaria, ricostruisce infatti la rete di connessioni messa in piedi dalla criminalità organizzata in Italia negli ultimi vent'anni, racconta nei dettagli quali sono i business, i mercati, le regioni, gli appalti, i clan e gli enti coinvolti nel circuito e qual è il ruolo svolto dai diversi protagonisti:<strong> i gattopardi</strong>, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricostruzione di come funziona davvero il sistema criminale nel nostro Paese.</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Organizzare il Coraggio]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/o/organizzare-il-coraggio_36945.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Pino Masciari, imprenditore edile calabrese, ha sfidato la malavita organizzata e per questo ha dovuto rinunciare alla propria vita e alla propria libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Da solo ha denunciato, combattuto, ricercato la verità fino a far condannare oltre quaranta persone, dalla piccola manovalanza della ‘ndrangheta fino ai massimi vertici dell’organizzazione e della cupola politica che spesso si lega alla delinquenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1997 Masciari e la sua famiglia rientrano nel Programma speciale di protezione e devono abbandonare la loro casa e la loro terra. Niente più lavoro e affetti, ma una continua serie di spostamenti che sembrano un abbandono continuo e prolungato.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni Masciari diventa testimone di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attorno a lui trova un muro di gomma che vorrebbe isolarlo. Nonostante la situazione in cui si è costretto a vivere (senza scorte, senza prospettive per il futuro) Masciari andrà sempre a testimoniare facendo nomi e cognomi, non tacendo nulla della sua drammatica esperienza di imprenditore fatto fallire per mano delle famiglie di ‘ndrangheta. Ad accorgersi di lui e della sua famiglia sarà però la società civile che interviene numerosa e solidissima, sostituendosi alle scorte e alle carenze dello Stato. Grazie a loro Pino Masciari è ancora vivo e la sua storia ha preso una strada di libertà. Con lui, la moglie Marisa e i due figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Una famiglia che ha sofferto per la propria scelta di giustizia. Questo libro è la loro storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Organizzare il coraggio. La nostra vita contro la ‘ndrangheta</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Mafia. Le Mani sul Nord]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-le-mani-sul-nord_38173.jpg" alt="" /> <h2 style="text-align: justify;">Un'indagine shock che racconta come la 'ndrangheta stia divorando l'Emilia rossa e il nord.</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>MAFIA. LE MANI SUL NORD </strong>è un libro-inchiesta in cui si intrecciano tre voci in un confronto serrato tra prospettive inconciliabili: <strong>il criminale 'ndranghetista, il “colletto bianco”e il pubblico ministero</strong>. Tre volti di un Nord Italia sotterraneo, più volte negato nella sua esistenza ma che, al contrario, muove uomini e capitali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfuma il confine tra <strong>mafia </strong>e <strong>antimafia</strong>, tutto confuso, stimati professionisti si mescolano a potenti criminali, nuovi disagi e sottaciuti malesseri, un territorio in cerca di una nuova identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Prefazione di<strong> Antonio Nicaso</strong> e Postfazione di <strong>Enrico Bini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Immagine di copertina di <strong>Emanuele Fucecchi</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Mafia Spiegata ai Ragazzi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/la-mafia-spiegata-ai-ragazzi_36033.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Gerlando Alberti, vecchio boss di Palermo, a un poliziotto che gli chiede cosa sia la mafia, risponde ridendo: "<em>Che cos'è? Una marca di formaggio?"</em> Totò Riina, uno dei mandanti delle terribili stragi di Palermo, alla domanda di un magistrato, finge di non conoscerla: <em>"Questa mafia di cui tutti parlano io l'ho letta solo sui giornali"</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Mommo Piromalli, importante boss della 'ndrangheta, risponde con sarcasmo:<em> "Che cosa è la mafia? E qualcosa che si mangia? È qualcosa che si beve? Io non conosco la mafia, non l'ho mai vista".</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante quello che dicono i boss mafiosi, noi sappiamo che la mafia esiste sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">E sicuramente non è una marca di formaggio. Antonio Nicaso, forte anche della sua decennale esperienza giornalistica, ha messo insieme tutte le principali informazioni sulla mafia e sulle mafie, in Italia e nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo libro si parla di ingiustizie, ma anche di giustizia, impegno e legalità. Dopo averlo letto, anche voi vorrete fare la vostra parte. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Età di lettura: da 12 anni.</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Strozzateci Tutti]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/strozzateci-tutti_36113.jpg" alt="" /> <p style="text-align: left;"><strong>Gli autori:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Abbagnato , Massimiliano Amato, Vincenzo Ammaliato, Anna Bisogno, Alessandro Chetta, Corrado De Rosa, Bruno De Stefano, Emiliano Di Marco, Raffaella Ferrè, Serena Giuntam, Andrea Meccia, Antonella Migliaccio, Giorgio Mottola, Iolanda Napolitano, Pietro Nardiello, Sergio Nazzaro, Claudio Pappaianni, Carmen Pellegrino, Francesco Piccinini, Marcello Ravveduto, Gianni Solino, Nello Trocchia, Francesca Viscone.</p>
<p><em>«Se Berlusconi pensava di strozzarne uno per educarne cento, ora ha trovato almeno ventitré scrittori che lo sfidano a strozzarli tutti insieme. Non sarà facile, l’unione fa la forza».</em></p>
<p><strong>Marco Travaglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla mafia, si ispirano a modelli illustri. Il boss Luciano Liggio, intervistato da Enzo Biagi per Rai1 il 20 marzo 1989, argomentò:</p>
<p style="text-align: justify;">«Quando il giudice mi ha interrogato mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è mia. Perché non fanno delle visite adeguate a questa gente prima di affidare loro un ufficio?».</p>
<p style="text-align: justify;">Non poteva immaginare, il boss corleonese maestro di Riina e Provenzano, che 14 anni dopo, parlando dei giudici d’appello di Palermo che avevano ritenuto Giulio Andreotti colpevole di mafia fino al 1980 (reato commesso, ma prescritto), un presidente del Consiglio avrebbe dichiarato, sulla sua scia, al quotidiano britannico “The Spectator”:</p>
<p style="text-align: justify;">«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato,  devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro, è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana».</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, chi fossero i suoi spiriti guida in materia di mafia, il Cavaliere l’aveva già esplicitato durante il suo primo governo, nel 1994. Appena era salito a Palazzo Chigi, Totò Riina gli aveva subito dato il benvenuto con un proclama dalla gabbia della Corte d’Assise di Catanzaro durante il processo per l’assassinio del giudice Antonino Scopelliti:</p>
<p style="text-align: justify;">«C’è uno strumento politico, ed è il Partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, poi questo Arlacchi che scrive i libri… Ecco, secondo me il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti».</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Dimenticati]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/d/dimenticati_36355.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Un mugnaio con la passione per gli orologi e un testardo assessore comunale,</strong> il bassista di un gruppo reggae e un medico con il vezzo della scrittura, un dirigente del Partito comunista che insegna Lettere e un fotografo con un passato da calciatore, un commerciante di auto che non fa lavorare nessuno in nero e un funzionario di banca che chiede garanzie quando concede i prestiti, una professoressa delle scuole medie e uno studente nigeriano  che fa il parcheggiatore abusivo… in un Paese normale, queste donne e questi uomini – magistrati, attivisti politici, carabinieri, comuni cittadini e addirittura bambini – rappresenterebbero solo un ordinario spaccato di società civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE VITTIME CALABRESI </strong>- Ma in Calabria, nell’estrema periferia italiana, anche i modi di vivere e di essere più diversi possono essere accomunati dallo stesso, inaccettabile, destino: quello di essere uccisi dall’odio e dalla vendetta della ’ndrangheta. Accade così, alle vittime della più segreta e potente organizzazione criminale del mondo, di morire due volte. Prima assassinati dai clan e poi dimenticati da uno Stato che non ha saputo difenderli e, troppo spesso, dai loro stessi concittadini: le persone che, attanagliate dalla paura, hanno attraversato e attraversano le loro stesse strade, piazze e città.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IN ATTESA DI VERITA' E GIUSTIZIA </strong>- Dimenticati è un libro dedicato alla storia e alle storie delle vittime della ’ndrangheta: cittadini innocenti da sempre in attesa di verità e di giustizia. Vicende personali a cui la narrazione dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro rende finalmente un volto.</p>
<p style="text-align: justify;">Affinché il diritto-dovere della memoria torni a essere patrimonio di tutti. E perché il movimento antimafia calabrese, capace di straordinarie battaglie per l’affermazione dei diritti civili e sociali, non sia più soltanto un grido destinato a restare inascoltato.</p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Le Male Vite]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/le-male-vite_34139.jpg" alt="" /> <p align="justify">Alessandro Leogrande ricostruisce, dall’ascesa al  declino, la storia del grande business delle sigarette di contrabbando:  da una parte all’altra dell’Adriatico, dai forzieri della finanza  internazionale alle periferie pugliesi, dalla Philip Morris alla Sacra  corona unita (la più giovane delle mafie nostrane) alle nuove mafie  dell’Est, dalle aule dei tribunali a quelle della politica, dalla  percezione del crimine alla lotta ad esso, per giungere al suo ruolo  nelle trasformazioni della società italiana e del suo costume.</p>
<p align="justify">A sette  anni dalla prima edizione, questo libro mantiene intatta la sua forza  narrativa. Quella che potrebbe apparire una pagina del passato rivela  invece appieno gli intrecci tra economia lecita e illecita, il loro  perdurare in altre forme, il lato sordido della globalizzazione.</p>
<p align="justify">L’edizione tascabile è completata da testi inediti  dell’autore sulla situazione attuale del business del contrabbando di  sigarette</p>
<p><strong>LE MALE VITE</strong> di Alessandro Leogrande</p>
<p><em>“Le male vite è un libro-inchiesta fulminante, documentatissimo e di esemplare chiarezza. Le pagine di Leogrande non parlano solo di contrabbandieri ma ci offrono una descrizione, sintetica ed assai efficace, del nostro paese e delle sue metamorfosi recenti. L’autore mostra anche un gusto della micro-narrazione, con una propensione all’epico-avventuroso.”</em></p>
<p><strong>FILIPPO LA  PORTA</strong></p>
<p><em>“Un genere plurimo stipato con ritmo impressionante in un unico libro: è appassionante letteratura civile, è fenomenologia in atto, narrazione allo stato puro. Un sordido intreccio continentale, attorno al perno del traffico di sigarette, pone in una luce cruda l’affaire globalizzazione.”</em></p>
<p><strong>GIUSEPPE GENNA</strong></p>
<p><em>“Questa capacità di leggere la complessità della struttura del nuovo crimine e la modernità delle sue radici rappresenta il contributo principale del libro di Alessandro Leogrande, insieme alla stringente capacità di sintesi che segue l’analisi e che chiude spesso in folgoranti considerazioni riassuntive pagine trascorse a scavare, a perlustrare e riferire fatti e dati e testimonianze.”</em></p>
<p><strong>GIANFRANCO BETTIN</strong></p>
<p><em>“Libro prezioso e bellissimo. Imprescindibile per comprendere le dinamiche del contrabbando, del capitalismo criminale che si trasforma in economia legale e cinetica finanziaria vincente. Scritto con una prosa elegante e disciplinata. Uno dei migliori libri degli ultimi dieci anni.</em></p>
<p><strong>ROBERTO SAVIANO</strong></p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Ecomafia 2010]]></title>
    <link>http://www.macrolibrarsi.it/libri/__ecomafia-2010.php?utm_source=rss&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=subcatrss</link>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/e/ecomafia-2010_34549.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><em>“Quando metterete lo sguardo su questo dossier, nonostante tutto il chiasso che vi circonda, sentirete soprattutto silenzio. E tutto quello che leggerete vi arriverà direttamente allo stomaco. Si dirà che queste pagine danno una immagine terribile del Paese, in realtà danno le dimensioni esatte dell’emergenza, centimetro per centimetro, indignazione dopo indignazione”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, superando i 20,5 miliardi di euro. Sono cresciuti anche i reati contro l’ambiente, 28.586, quasi 80 al giorno, più di 3 ogni ora. È definitivamente mutata la geografia della criminalità ambientale che, oltre a essersi insediata stabilmente nelle regioni del Nord, il cuore produttivo dell’Italia, ha assunto un carattere globale e ha esteso i suoi tentacoli all’Africa e al Sud Est asiatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle ormai consuete attività criminali (rifiuti, cemento, racket degli animali, truffe alimentari, beni culturali, agromafia), Ecomafia 2010 racconta anche la grande truffa del calcestruzzo depotenziato, con cui sono stati costruiti ospedali, scuole, viadotti, gallerie e case, con enormi rischi per l’incolumità delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">L’edizione di quest’anno si concentra anche sulle attività illegali nei settori dei Raee, dell’eolico, dei mercati ortofrutticoli e dei centri commerciali. Un intero capitolo è poi riservato alla mafia dei colletti bianchi, professionisti insospettabili che con la loro opera rendono possibili le attività criminali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecomafia 2010 ci mostra l’altra faccia dell’Italia, quella peggiore e che si fa di tutto per tenere nascosta, quella che, senza uno scatto di orgoglio, rischia di rimanere l’unica faccia possibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Parola Contro la Camorra + DVD]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/la-parola-contro-la-camorra-dvd_32448.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Roberto  Saviano ripercorre il filo che lega informazione, camorra e potere,</strong> e  propone una "<em>parola contro la camorra"</em> come possibilità estesa a ogni  singola persona. Apre il Dvd una orazione civile intitolata "La parola  contro la camorra".</p>
<p style="text-align: justify;">Un  inedito di quasi un'ora, registrato per questa occasione il 30 ottobre  2009. A seguire il video tratto dalla puntata speciale di "<em>Che tempo  che fa</em>" andata in onda il 25 marzo 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Spesso mi si chiede  come sia pos­si­bile che delle parole pos­sano met­tere in crisi  orga­niz­zazioni crim­i­nali potenti, capaci di con­tare su centi­naia  di uomini armati e su cap­i­tali forti. E come è pos­si­bile – questa  domanda mi viene ripetuta spes­sis­simo, soprat­tutto all’estero – che  uno scrit­tore possa met­tere in crisi orga­niz­zazioni capaci di  fat­turare mil­iardi di euro e di dom­inare ter­ri­tori vastis­simi? È  com­pli­cato dare una sola risposta e, in ver­ità, l’unica risposta che  mi viene in mente, la più plau­si­bile è che sia pro­prio la  dif­fu­sione della parola a met­tere paura. Non è lo scrit­tore,  l’autore, non è neanche il libro in sé, né la parola da sola, che riesce  ad accen­dere riflet­tori e per questo a met­tere paura.»</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Saviano</strong> inti­tola “La parola con­tro la camorra” anche il  libro che accom­pa­gna il Dvd, e che si com­pone di tre sequenze: Una  luce costante, Cosí parla la mia terra e Il rac­conto delle immag­ini.</p>
<p style="text-align: justify;">Com­ple­tano il vol­ume scritti di Wal­ter Siti, Aldo Grasso, Paolo  Fab­bri, Benedetta Tobagi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Attraverso il racconto della cronaca quotidiana ho cercato di far emergere la realtà di una guerra sconosciuta a gran parte del Paese. Migliaia di morti negli ultimi dieci anni, tra cui decine di vittime innocenti: ecco la verità del Sud Italia. Una verità sempre più ignorata dai media nazionali. Questo libro e questo DVD raccontano storie sconosciute, a volte dimenticate o spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale, e a parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta". </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Roberto Saviano</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il crim­ine, le radici del dis­umano e il diritto alla felicità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Ogni let­tore che fa sua una sto­ria, ogni let­tore che pro­tegge un libro, che osserva, che ascolta, sta facendo moltissimo. Sta facendo moltissimo per­ché per­me­t­terà a quell’autore di con­tin­uare a lavo­rare e soprat­tutto con­tribuirà a dif­fondere le sue parole, a ren­derle stru­menti peri­colosi. Anche crit­i­cando, anche non con­div­i­dendo, anche facen­done sem­plice­mente argo­mento di dis­cus­sione, farà sí che le tante vicende avvolte dall’ombra pos­sano diventare invece sto­rie degne di essere rac­con­tate, che i tanti morti diven­tati sem­plice­mente un numero pos­sano tornare a essere per­sone, che i molti sogni rimasti a mar­gine, pos­sano tornare a essere pos­si­bil­ità reali»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Apre il Dvd la bel­lis­sima Orazione civile inti­to­lata “La parola con­tro la camorra</strong>”. Un ined­ito asso­luto, di quasi un’ora, registrato per questa occa­sione il 30 otto­bre 2009. A seguire il video tratto dalla pun­tata spe­ciale di “Che tempo che fa” andata in onda il 25 marzo 2009.</p>
<p> </p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Divorati dalla Mafia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/d/divorati-dalla-mafia_33018.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><em>«Divorati dalla mafia è uno straordinario viaggio iniziatico nel mondo del crimine mafioso».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><strong>«LE MONDE»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Signor Presidente, l’Italia sta per essere divorata dalla mafia”, così scriveva profeticamente nel 1980 Pio La Torre in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Spadolini. Oggi, a trent’anni di distanza, possiamo prendere atto che quella previsione si è purtroppo avverata non soltanto in Italia ma anche in buona parte del resto del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le leggi sempre più severe, gli investimenti economici a livello governativo, l’impegno massiccio delle forze dell’ordine e il sacrificio di tante vite, le organizzazioni mafiose non soltanto sono ancora vive e ben radicate nel territorio, ma hanno acquisito un enorme potere sia a livello politico, in grado di condizionare le scelte dei governi, che economico, con un volume d’affari superiore al PIL di molti paesi occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Come questore della Polizia francese, <strong>Jean-François Gayraud</strong> ha svolto per molti anni un lavoro di analisi delle strutture organizzative mafiose e della loro espansione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo libro è riuscito nell’arduo compito di tracciare una geopolitica delle nove organizzazioni più importanti </strong>– Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, Triadi cinesi, Yakuza, la mafia in Albania e in Kosovo, la maffya turca e Cosa Nostra italo-americana – a partire dalle loro origini fino ai nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’autore, la criminalità organizzata mafiosa è una questione che va affrontata a livello internazionale, con la stessa urgenza con cui viene combattuto il terrorismo e con strumenti intellettuali diversi da quelli applicati finora.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mafie, infatti, hanno ormai ampiamente superato i confini nazionali, stanno imponendo una nuova geografia dei poteri e partecipano attivamente alla disgregazione del mondo contemporaneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Divorati dalla mafia è un viaggio nelle profondità delle organizzazioni mafiose, che descrive le origini, i cerimoniali, il modo occulto con cui vengono condotte le operazioni di corruzione, intimidazione e assassinio, le alleanze, le lotte interne, la funzione e la credibilità dei pentiti, l’infiltrazione nel mondo della politica e il loro immenso potere economico. Un’opera necessaria per comprendere fino in fondo la pericolosa ascesa di una mafia sempre più “in giacca e cravatta” in una società dai tratti sempre più mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Un’opera che non ha paragoni. Gayraud ha messo nero su bianco tutto ciò che dobbiamo sapere sulla mafia» «REVUE INTERNATIONALE DE CRIMINOLOGIE» «Un libro appassionante che descrive la mafia come un animale economico che ha trovato nella società lo spazio ideale per il suo appetito da predatore». NOUVEL OBSERVATEUR «Divorati dalla mafia svela la nuova faccia del potere mafioso nell’economia globalizzata».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE FIGARO </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Gayraud ha lanciato un allarme: la mafia è più pericolosa del terrorismo internazionale»</em>.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA TRIBUNE</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Dossier Camorra]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/d/dossier-camorra_31599.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">La struttura delle organizzazioni camorristiche, i principali punti di crisi della realtà campana, lo sviluppo e le connessioni della Camorra moderna: il testo integrale della "relazione sulla camorra" approvata il 21 dicembre 1993 dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari ( relatore l'on. <strong>Luciano Violante</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo della "domanda di autorizzazione ala custodia cautelare in carcere del deputato<strong> Nicola Cosentino</strong>" per concorso esterno in associazione di stampo camorristico, presentata dalla magistratura napoletana alla camera dei deputati il 10 novembre 2009, le attività criminali del "<em>clan dei Casalesi"</em> ( condotte stragiste e terroristiche, controllo di attività economiche, aquisizione di applati e servizi pubblici, corruzioni, estorsioni, truffe, riciclaggio, ecc)</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Terre di Libertà]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/t/terre-di-liberta_30878.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie e l’associazione Terzo Tropico hanno realizzato un progetto fotografico per valorizzare il lavoro e le attività delle cooperative che operano sui terreni confiscati alle mafie. Un reportage che ha prodotto una mostra fotografica, un volume e una multivisione sul lavoro delle cooperative di Libera Terra, Placido Rizzotto e Pio La Torre in Sicilia, Valle del Marro in Calabria e Terre di Puglia in Puglia, cooperative che hanno come finalità il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle organizzazioni criminali ai sensi della L. 109/96.</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo libro nasce per dare voce ai fatti, ai volti, ai nomi che sono l’anima di Libera e Libera Terra. Raccoglie fotografie da guardare ma anche da ascoltare, perché ognuna ha qualcosa da raccontarci attraverso il linguaggio della bellezza. Bellezza dei luoghi e delle persone, delle fatiche e delle speranze, bellezza soprattutto dell’impegno. Insomma, etica ed estetica insieme: il bene e il bello.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagoniste, non solo sfondo, delle immagini sono terre spesso amare ma ricche di fermento, cultura e tradizioni dalle quali in questi anni abbiamo imparato molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Terre che spesso portano ferite profonde, un dolore che rimane a impregnare i campi e le strade, ma dove oggi germoglia il seme della speranza, si coltiva il futuro, si costruiscono quei diritti e opportunità che, insieme al lavoro della magistratura e delle forze di polizia, sono strumento irrinunciabile del contrasto alla criminalità organizzata. Ecco il valore dei beni confiscati, quella positività che si fa contagiosa quando ricchezze frutto di violenza, illegalità, corruzione sono restituite ai cittadini per tornare bene comune, “cosa nostra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le foto ci trasmettono il senso di questo riscatto, un rinnovamento che non è “imposto” dall’esterno, ma nasce da un desiderio profondo di giustizia che in quei luoghi trova da sempre espressione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tanti gli esempi da non dimenticare, fra questi le storie di Placido Rizzotto, di Pio La Torre e di don Peppino Diana, ai cui nomi abbiamo dedicato tre delle nostre cooperative. Perché anche i nomi sono importanti, come ciricorda la giovane Raffaella di Casal di Principe: «Noi siamo Casalesi e siamo stanchi di doverci vergognare di questo aggettivo, “casalesi”. Casalesi è il nome di un popolo, non di un clan.» (...)</p>
<p style="text-align: justify;">Così è la speranza che accomuna i magistrati, gli amministratori, i Prefetti, gli uomini e le donne delle forze di polizia, i famigliari delle vittime, i testimoni di giustizia, i tanti giovani e adulti ritratti nelle foto. Proprio in questa trasversalità il loro – nostro – impegno trova la sua maggiore ricchezza, ricordandoci che è il “noi” a rendere praticabile la strada non facile della democrazia, a “raddrizzare” le sue molte curve, alleggerire le sue salite. Sempre il “noi” è il protagonista delle cooperative, un percorso che ha cambiato concretamente la vita di molte persone offrendo loro un lavoro vero, pulito, che restituisce dignità e libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel lavoro con la terra che, pur nella sua ciclicità, riesce ad offrirci sempre qualcosa di nuovo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">A scoprirlo, talvolta con meraviglia, sono anche i tanti volontari che ogni anno “<em>invadono</em>” le terre confiscate per partecipare ai campi di E!state Liberi!, giovani di tutta l’Italia – e non solo – pronti a sporcarsi le mani in un lavoro che insegna a coniugare altezza e profondità, cielo e radici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A coltivare la responsabilità, la cura costante e quotidiana</strong>. E poi la pazienza di attendere, la tenacia e la speranza che i frutti di tanto impegno, prima o poi, matureranno. Cerchiamo di mettere un po’ di tutto questo nei prodotti a marchio Libera Terra, e lo stesso hanno fatto i fotografi autori di queste immagini.</p>
<p style="text-align: justify;">A loro un ringraziamento per la sensibilità con cui sono riusciti a rappresentare una realtà così varia, per la capacità di entrare davvero dentro il nostro impegno e diventarne a loro volta parte, strumento e voce».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(d. Luigi Ciotti)</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[I Preti e i Mafiosi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/i-preti-e-i-mafiosi_31025.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Sono duecento anni che esistono le mafie in Italia. Se non sono state ancora sconfitte vuol dire che i motivi del loro «successo» non sono stati completamente individuati. Il libro affronta il tema delle responsabilità della Chiesa cattolica e dei suoi esponenti nell’affermazione delle organizzazioni mafiose, esaminando l’apporto culturale che direttamente o indirettamente la dottrina della Chiesa ha fornito al loro apparato ideologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Come spiegare il fatto che in quattro «cattolicissime» regioni meridionali si siano sviluppate alcune delle organizzazioni criminali più spietate e potenti al mondo? Come spiegare che la maggioranza degli affiliati a queste bande di assassini si dichiarino cattolici osservanti? Che rapporto c’è tra cultura mafiosa e cultura cattolica? E perché questo rapporto non è stato mai indagato in sede storica e, invece, è sempre smentito o sottovalutato?</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a pochi anni fa la Chiesa ha taciuto sulle mafie, non le ha mai considerate nemici ideologici. Oggi il silenzio è stato in parte interrotto, ma moltissimi preti continuano a tacere o a essere indifferenti al tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro parla di tutto questo, senza intenti scandalistici. La convinzione dell’autore è che senza il sostegno culturale della Chiesa le mafie non si sarebbero potute radicare così profondamente nel Sud del nostro Paese. Il successo di queste organizzazioni criminali rappresenta dunque un insuccesso della Chiesa cattolica ma, al tempo stesso, senza una Chiesa realmente e cristianamente antimafiosa la lotta per la sconfitta definitiva delle mafie sarà ancora lunga.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>La domanda che ci ossessiona è la seguente: le organizzazioni criminali di tipo mafioso avrebbero potuto ricoprire un ruolo plurisecolare nella storia meridionale e dell’intera nazione se, oltre alla connivenza di settori dello Stato e di parte consistente delle classi dirigenti locali, non avessero beneficiato del silenzio, della indifferenza, della sottovalutazione e anche del sostegno dottrinale di una teologia che trasforma degli assassini in pecorelle smarrite da recuperare piuttosto che da emarginare dalla Chiesa e dalla società? La risposta è no».</em></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Il Patto]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/il-patto_30947.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Sembra un film ma è una storia vera, e inedita, di cui pochissimo si è scritto e parlato.</strong> Un infiltrato dentro Cosa nostra negli anni delle stragi e all’inizio della Seconda repubblica. Un uomo d’onore al servizio dello Stato. Oggi le rivelazioni di <strong>Ilardo </strong>– raccolte dal colonnello <strong>Michele Riccio</strong> – sono alla base di un processo in corso a Palermo che vede come principale imputato il generale Mario Mori. Ilardo parla di patti e di arresti di capimafia (“In Sicilia i capi o muoiono o si vendono”). Fa i nomi. Cita Marcello Dell’Utri: “un esponente insospettabile di alto livello appartenente all’entourage di Berlusconi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra una storia sudamericana, ma accade in Italia. Meno di venti anni fa. E oggi, dopo le rivelazioni del figlio di Vito Ciancimino, molti all’improvviso parlano. Ilardo nel 1994 nessuno lo ascolta – a parte il colonnello Riccio, che registra tutto. Ed è incredibile perché proprio l’infiltrato porterà gli uomini del Ros nel casolare di Provenzano. Perché il boss non fu arrestato? Dice Mori ai magistrati di Palermo: “Non ricordo… tenga presente che io ero responsabile di una struttura quindi avevo una serie di problematiche…”. E il suo vice Mario Obinu: “Abbiamo localizzato il casale… (va considerata) la difficoltà tecnica di entrare, in quanto era costantemente occupato da pastori, mucche e pecore”. Risultato? Provenzano continuerà a trattare con i nuovi referenti politici della Seconda repubblica. E Ilardo sarà ammazzato dalla mafia nel 1996, pochi giorni prima di diventare ufficialmente pentito.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si parla di misteri e ombre dietro le trattative tra <strong>Stato </strong>e <strong>Mafia</strong>. Ma non ci sono né misteri né ombre. Basta mettere in fila i fatti, come fanno gli autori in questo libro. Basta ascoltare Ilardo (ci sono i nastri con la sua voce).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È difficile da credere ma è tutto clamorosamente chiaro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br /></strong></p>
<p>"<em>Molti attentati addebitati a Cosa Nostra non sono stati commessi da noi ma dallo Stato. Voi lo sapete benissimo.</em>"<br /><strong>Luigi Ilardo, l’infiltrato</strong>. Le sue rivelazioni sono alla base del processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Sisde e del Ros, generale Mario Mori, per la mancata cattura di Provenzano nel 1995.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Storia del Movimento Antimafia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/storia-del-movimento-antimafia_30551.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">Questa nuova edizione, aggiornata e integrata (che viene dopo nove anni dall’ultima del dicembre 2000), si propone soprattutto di promuovere una riflessione, in primo luogo nell’ambito di un movimento che deve crescere, diffondersi e radicarsi, ma anche in un ambito più ampio, quello della società civile più o meno organizzata e quello ancora più esteso dei lettori che desiderano conoscere la storia remota e attuale delle lotte contro uno dei fenomeni più preoccupanti della società contemporanea e impegnarsi per la costruzione di alternative efficaci e praticabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le pagine della Storia del movimento antimafia si articolano in tre parti: la prima parte, «Il movimento contadino e la lotta contro la mafia», abbraccia un arco di tempo che va dai Fasci siciliani, al fascismo, al secondo dopoguerra; la seconda parte, «Un periodo di transizione», è sui cruciali anni ’60 e ’70; la terza parte, «L’impegno della società civile», analizza la lotta contro la mafia dagli anni ’80 a oggi. Il volume contiene anche un’appendice sulle associazioni e le iniziative antimafia in Italia aggiornato ad oggi, essenziale repertorio di punti di riferimento in tutto il territorio nazionale.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Mafia Export]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-export_29455.jpg" alt="" /> <p>Quasi ogni giorno, giornali e tv danno notizia di operazioni antimafia con arresti in diversi Paesi.</p>
<p>Brevi servizi che non lasciano traccia nell'opinione pubblica, assuefatta e indifferente.</p>
<p>In fondo, si pensa, sono storie che non toccano la nostra vita. Eppure, se si raccontasse che dietro queste operazioni c'è una realtà in cui narcotrafficanti della 'ndrangheta movimentano tonnellate di cocaina dal Sud America e comprano mercantili come fossero auto usate; che mafiosi condannati in Italia e ricercati vivono come imprenditori "coccolati" in Sudafrica; che la camorra ha creato una multinazionale del falso di marchi prestigiosi con filiali in tutto il mondo; che in Germania il traffico di droga degli ultimi vent'anni è passato per le pizzerie calabresi; che la Spagna è terra di conquista per i boss nostrani, che ne cementificano le coste e le usano come approdi per le loro partite di droga. Di fronte a questo scenario - in cui il fatturato annuo di 'ndrangheta, Cosa Nostra e camorra, circa 130 miliardi di euro, è superiore al Pil di tre piccoli Stati europei, e quasi il 10% della popolazione attiva nel Mezzogiorno lavora nell'"industria mafiosa" - si resta sgomenti. Qual è il confine fra economia pulita e criminale? Di cosa parliamo quando ci riferiamo alle mafie italiane nel mondo?</p>
<p>E fin dove sono arrivate? A tali interrogativi, Francesco Forgione risponde raccontando i principali progetti di "colonizzazione" economica mafiosa, chi li ha portati avanti e come sono andati a finire.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Tutti gli Uomini del Vicerè]]></title>
    <link>http://www.macrolibrarsi.it/libri/__tutti-gli-uomoni-del-vicera.php?utm_source=rss&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=subcatrss</link>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/t/tutti-gli-uomoni-del-vicera_27253.jpg" alt="" /> <p>Dal terremoto del 1980 a Monnezzopoli, da Antonio Gava ad Antonio Bassolino, da Achille Lauro ad Alfredo Romeo, Napoli è una torta da spartire, una fabbrica di sogni mai realizzati, un buco nero. Durante i quindici anni di governo incontrastato dell’ultimo viceré, eletto a furor di popolo due volte sindaco e due volte governatore della Campania e ora pronto a ricandidarsi alla guida della città, il miraggio del Rinascimento si trasforma nell’incubo dei rifiuti, del commissariamento della Sanità, di un’emergenza sociale – fatta di disoccupazione, abbandono scolastico, criminalità organizzata – che diventa normalità.</p>
<p>I piani strategici restano nei cassetti, le periferie dilagano nel centro storico, le inchieste giudiziarie (Canaglia, Rompiballe, Magnanapoli) spaccano le giunte e frenano lo sviluppo. E la politica? Come dice Franco Roberti, ex capo della Dda di Napoli, la politica è morta, e quella singolare materia che le è sopravvissuta serve solo come sponda per gli affari.</p>
<p>Questa inchiesta racconta le gesta di una classe dirigente concentrata solo sui propri interessi, imperturbabile di fronte alle proprie incompetenze, impegnata in un grottesco valzer di poltrone che poco ha a che fare con la gestione dei gravi problemi – ma anche delle opportunità – che è chiama ad affrontare.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Santa Mafia]]></title>
    <link>http://www.macrolibrarsi.it/libri/__santa-mafia.php?utm_source=rss&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=subcatrss</link>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/santa-mafia_27637.jpg" alt="" /> <p style="text-align: left;"><strong>Duisburg, agosto 2007. Davanti al ristorante Da Bruno vengono ritrovati i cadaveri di sei uomini, tutti calabresi, crivellati da 70 proiettili. </strong><br />Sarà chiamata la <strong>Strage di Ferragosto</strong>: il primo segno evidente della penetrazione delle mafie italiane nel mondo, della lenta ma inarrestabile colonizzazione portata avanti dai “cafoni” in Francia, Spagna e Germania. <br />Ed è proprio qui, nel cuore produttivo d’Europa, che la mafia ha da tempo indirizzato i propri traffici, non solo per farli fruttare ma soprattutto per “ripulirli”: alberghi, pizzerie, ristoranti di lusso ma anche conti correnti e finanziarie...</p>
<p align="justify">Il libro di <strong>Petra Reski</strong>, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, è un lungo viaggio di ritorno da Palermo a Duisburg. La ricostruzione di un mosaico di luoghi, persone e vicende che parte dalla Sicilia e sale seguendo le rotte della criminalità: Calabria, Campania, su fino al ricco nord-est. E poi ancora oltralpe, nella sua Germania, terra di elezione della mafia, dove non esiste il reato di associazione mafiosa e non sono ammessi l’uso intensivo delle intercettazioni e la confisca dei beni.</p>
<p align="justify">Nell’edizione originale il libro è uscito censurato per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia (sia italiane che tedesche), nei documenti giudiziari, in numerosi resoconti giornalistici. Tuttavia, di loro non si può parlare in un libro; la gente deve continuare a ignorare il problema.<br /> <strong>L’edizione italiana poteva scegliere di eliminare semplicemente queste parti del testo; invece ha deciso di riportare le medesime righe nere sulle parole che sono costate a Petra Reski intimidazioni e minacce.</strong> <br />Perché il lettore abbia una chiara immagine del bavaglio con cui il potere cerca costantemente di ridurre al silenzio il giornalismo più coraggioso.</p>
<p align="justify"> </p>
<p style="text-align: right;"><em>“La mafia non è un problema esclusivamente italiano né un affare di coppole e di realtà arretrate del sud Italia, ma un problema europeo”</em>.<br /><strong>Petra Reski</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Così Svelo la Gomorra tedesca. – “Se andiamo avanti così in pochi anni la ’ndrangheta si mangia la Germania”. Petra Reski ha i titoli per dirlo: da vent’anni scrive articoli sulle cosche. Ora però il suo ultimo libro è diventato un caso. Scomodo anche per lei." <br /></em><strong>Io Donna, Corriere della Sera</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Petra descrive gli affari dei mammasantissima della ’ndrangheta in Italia e nel suo paese: alberghi, pizzerie, strutture di lusso ma anche finanziarie, conti correnti e investimenti. Fa nomi e cognomi dei boss e dei loro referenti e protettori politici, descrive i raffinati meccanismi del riciclaggio raccogliendo inchieste fatte in Italia e il parere di magistrati che da anni sono impegnati sul difficile fronte della lotta alla mafia finanziaria.<br /></em><strong>L’Unità</strong></p>
<p style="text-align: left;"> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[A Milano Comanda la 'Ndrangheta]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/a/a-milano-comanda-la-ndrangheta_27581.jpg" alt="" /> <p>A Milano la mafia non esiste. Infatti comanda la ’Ndrangheta. Decine di inchieste, centinaia di arresti, migliaia di chilogrammi di droga sequestrati: nel capoluogo lombardo il contrasto alla criminalità organizzata di origine calabrese è diventato la priorità per magistrati e forze dell’ordine. Eppure la politica, anche per complicità, preferisce continuare a parlare di rom e prostituzione nelle strade, di immigrati irregolari e furti negli appartamenti, dimenticando il problema principale. Mentre la maggioranza in consiglio comunale, grazie ad un cavillo, fa saltare l’insediamento di una Commissione antimafia cittadina.</p>
<p><strong>Questo libro, documentatissimo, ricostruisce le trame complesse e intricate dell’attività delle varie cosche calabresi, ma anche degli altri gruppi criminali che operano in città: dalla Camorra a Cosa nostra, passando per i gruppi stranieri. Un’attività incessante, che fa di Milano un enorme mercato della droga, per alcuni il più grande d’Europa.</strong> Il tutto mentre si avvicina l’appuntamento dell’Expo 2015, con la sua enorme torta di affari da 20 miliardi di euro che fa gola a tanti, soprattutto alla ’Ndrangheta. La borghesia milanese è pronta a resistere o anche questa volta si accorderà?</p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Lupara Nera]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/lupara-nera_26436.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">PIO XII SI AUGURA CHE I NAZISTI MANTENGANO LE POSIZIONI MILITARI SUL FRONTE RUSSO E SPERA CHE LA PACE ARRIVI IL PRIMA POSSIBILE.</p>
<p style="text-align: justify;">IN CASO CONTRARIO, IL COMUNISMO SARÀ L’UNICO VINCITORE IN GRADO DI EMERGERE DALLA DEVASTAZIONE BELLICA.</p>
<p style="text-align: right;">Da un rapporto segreto dell’Oss statunitense, dicembre 1943</p>
<p style="text-align: left;">Che ruolo svolsero i servizi segreti americani nell’Italia degli anni ’43-’47?</p>
<p style="text-align: justify;">Le gerarchie vaticane spinsero per una svolta antidemocratica in risposta alla “minaccia comunista”?</p>
<p style="text-align: justify;">E lo spionaggio nazifascista cessò di operare nella primavera del ’45?<br /><br /> A più di sessant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, Casarrubea e Cereghino analizzano migliaia di documenti dell’intelligence angloamericana desecretati dopo il 2000, e tracciano una storia segreta rimasta sepolta per decenni negli archivi dell’Oss statunitense e del War Office britannico. <br /><br />Da queste carte emerge un affresco impressionante tra l’agonia del ventennio mussoliniano e l’inizio della guerra fredda, anni in cui nasce la “santissima trinità”, il patto infame tra poteri mafiosi, servizi segreti atlantici e neofascismo. Lupara nera è un testo indispensabile alla comprensione dell’Italia di ieri e, soprattutto, di oggi.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Il Cappio]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/il-cappio_26040.jpg" alt="" /> <p>Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario.<br />Leonardo Sciascia<br /><br />È la più antica attività della mafia, il ponte privilegiato con l’economia legale e la politica, un sistema basato su un’eccezionale organizzazione territoriale: è il racket. Non c’è Cosa Nostra senza pizzo, la mafia costruisce sulla paura il bisogno di sicurezza che si prepara a soddisfare. <br /><br />Maurizio de Lucia, il magistrato che più di ogni altro ha indagato il fenomeno, insieme con Enrico Bellavia, giornalista che vive e lavora a Palermo, ci svela le strutture gerarchiche, il linguaggio e le prassi di un sistema delinquenziale di impressionante complessità; ma racconta anche i segnali di rivolta che arrivano dalla Sicilia, da Palermo, a dimostrazione del fatto che la lotta al racket può cominciare solo da lì, dalla terra in cui la mafia affonda le proprie radici e continua a esercitare quasi incontrastata il proprio potere.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Bellezza e l'Inferno]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/la-bellezza-e-l-inferno_26013.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">La bellezza e l’inferno: fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione della vita, dell’impegno e dell’arte.<br /><br />Introdotti da una prefazione dell’autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi già maturi passi nell’ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all’Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso.<br /><br />Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c’era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent’anni ha dovuto guardare in faccia l’assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.<br /><br />Pagina per pagina, <strong>Saviano ribadisce la sua fiducia in una parola che sappia scardinare la realtà, opporsi a qualunque forma di potere, farsi testimone della certezza che “la verità, nonostante tutto, esiste”.</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Mafia Pulita]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-pulita_26198.jpg" alt="" /> <p>La Mafia Spa è la più grande azienda italiana per fatturato. Oggi non ha più bisogno di uccidere: compra. Il suo patrimonio potrebbe da solo colmare il debito pubblico italiano. È una multinazionale del crimine da mille miliardi di dollari, un grande gruppo finanziario con dirigenti e quadri, un universo in cui si coniugano arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione. <br /><br />Cinque i personaggi simbolo della Mafia pulita qui raccontati da Elio Veltri. Storie vere tratte dai materiali inediti dei processi che li riguardano: affiliati della ’ndrangheta, organici di Cosa Nostra e camorristi insospettabili. Una mafia invisibile che frequenta i salotti dell’alta finanza e parla più lingue. <br /><br />A ogni storia nel testo fa da contrappunto la riflessione di Antonio Laudati, tra i massimi esperti di organizzazioni criminali in ambito transnazionale. La mafia si è irradiata come un golpe strisciante nel Nord Italia, si è infiltrata nelle banche, in ampi settori della vita pubblica, e utilizza a suo vantaggio il flusso di denaro sporco proveniente da attività illegali, reinvestendolo poi in economia legale. Penetra così dentro imprese sane, impone i propri metodi e cambia per sempre le regole del gioco.<br /><br /></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Federalismo Criminale]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/f/federalismo-criminale-trocc.jpg" alt="" /> <p><strong>Le mafie che vivono sotto casa, che depredano le risorse pubbliche, che riducono a deserto i territori. <br /></strong><br />Il federalismo criminale come sistema politico che governa intere parti del nostro territorio. Le storie dei comuni sciolti per mafia raccolte in questo libro raccontano le mani della piovra nelle aule comunali tra omertà, mattanze ed eroi isolati. <br /><br />Tra appalti truccati, centri commerciali, alta velocità, assunzioni e contributi sociali in mano a mafie e politica criminale. <br /><br />Una situazione di indecenza democratica dove la legalità, la sicurezza pubblica, la civile convivenza lasciano il posto alla barbarie, al feudo, a vecchi e nuovi podestà. Le mafie divorano le istituzioni nel silenzio della politica e dell’informazione.</p>
<p><strong>Federalismo criminale è la denuncia, eccezionalmente documentata, di come anche nei comuni sciolti per mafia nulla cambi, di come le mafie riescano a ritornare ogni volta padrone. Con i nomi e i cognomi dei protagonisti del malaffare di ieri e di oggi, tra scandali, devastazione ambientale e latitanze dorate.</strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Lotta Civile]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/lotta-civile-mafie-illegalita.jpg" alt="" /> <p><strong>Dal dolore privato all’impegno nelle scuole, nelle carceri, nella
pubblica amministrazione. Giorno per giorno. E’ ciò che
contraddistingue questo libro.</strong><br />Dodici storie esemplari, raccontate da chi le ha vissute sulla propria pelle. I familiari delle vittime che hanno trasformato la sofferenza in denuncia e in lavoro concreto nella società. Con il sostegno di <a style="color: #a52a2a;" href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1">Libera</a> e delle Fondazioni dedicate a chi ha combattuto per ciò in cui credeva, fino a morirci.<br /><br />È essenziale ricordarli:
Giuseppe Fava, Rocco Chinnici, Beppe Montana, Roberto Antiochia,
Marcello Torre, Silvia Ruotolo, Libero Grassi, Vincenzo Grasso, Barbara
Asta e i figli Giuseppe e Salvatore, Mauro Rostagno, Francesco Marcone,
Renata Fonte... Le loro battaglie sono diventate le battaglie di figli,
fratelli, mogli e mariti. <br /><br />Nando dalla Chiesa, nell’intervista
che chiude il libro, afferma: “<em>Bisogna cominciare a dire le cose che
provocano reazioni ma che sono vere</em>”. Lo sta facendo chi ha subìto
perdite irrimediabili e oggi, in prima persona, diventa artefice di una
vera e propria resistenza civile.<br /><br /><em>“In
questo libro non troverete parole rabbiose né anatemi indiscriminati...
Sono descritte le traiettorie umane di persone che hanno compiuto il
faticoso percorso che muove dal dolore e approda all'impegno.” </em><br />Dalla prefazione di don Luigi Ciotti</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Mauro De Mauro. Storia di una Misteriosa Scomparsa]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/storia-misteriosa-scomparsa.jpg" alt="" /> <p>Mauro De Mauro si occupava di cronaca nera e giudiziaria.</p>
<p>Qualche giorno prima di morire aveva rivelato a pochi amici che di lì a poco avrebbe pubblicato una grossa inchiesta, una notizia che avrebbe fatto tremare tutta l'Italia...</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[L'Oro della Camorra]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/o/oro-camorra.jpg" alt="" /> <p>Sciascia diceva: “I mafiosi odiano i magistrati che ricordano”. I
Casalesi odiano anche gli scrittori che fanno conoscere a tutto il
mondo il loro vero volto.<br /> – <em>Franco Roberti</em>, coordinatore della Dda di Napoli<br /> <br /> Non più e non solo vendette efferate, morti ammazzati per strada, faide
di paese: il nuovo volto della criminalità organizzata campana, la
nuova forma del potere mafioso, ha il colore dei soldi, si radica nei
corridoi di palazzo, si nasconde e prolifera dietro cifre a molti zeri
e l’anonimato delle operazioni finanziarie.<br /></p>
<p>I boss – Michele Zagaria, Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, Francesco<span>Schiavone
– sono diventati manager. Da Casal di Principe hanno risalito lo
stivale, attraversando l’Umbria delle aziende agricole, la Toscana
degli alberghi, l’Emilia Romagna dei locali notturni, fino alla Milano
di Piazza Affari. Un impero – quello dei Casalesi – che ha esteso le
sue attività al settore degli immobili, dei supermercati, dell’Alta
Velocità, intrecciando sempre più i propri affari con la vita della
società civile e con le grandi opere del nostro Paese.<br /> </span></p>
<p><span>Nella ricostruzione di una giornalista che è cresciuta a fianco della
camorra e che dal 13 marzo 2008 vive sotto scorta, la scalata di una
potenza sotterranea capace di muovere centinaia di migliaia di euro in
contanti e tirare i fili di settori chiave dell’economia italiana.</span></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Lettere a Svetonio]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/l/lettere-svetonio.jpg" alt="" /> <div>Pluriomicida appartenente all'ala stragista di Cosa Nostra e capomafia superlatitante braccato da tutte le polizie, ecco che Matteo Messina Denaro Diabolik per gli amici - si scopre "scrittore": autore di lettere come "flussi di coscienza" rivelatori d'una barocca disposizione letteraria. <br /><br />Suo misterioso interlocutore è un politico (forse anche agente dei Servizi segreti celato sotto il nome di "Svetonio") cui l'inconsapevole boss, erede di Riina e Provenzano, fiduciosamente si rivolge firmandosi col nom de plume di "Alessio". L'epistolario di Matteo-"Alessio", minuziosamente argomentato, talora orgoglioso e nello stesso tempo strategicamente vittimistico, esprime la condizione di una certa mafia siciliana sospesa tra l'antica fase contadina e quella metropolitana e transnazionale.</div>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Pentiti di Niente]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/p/pentiti-di-niente.jpg" alt="" /> <div>"Antonella Beccarla ricostruisce la storia di Fioroni-Saronio con stile che Jean-Patrick Manchette ha definito 'behaviorista': logico, basato esclusivamente sui fatti, privo di digressioni ideologiche o psicologiche. Ne esce un saggio di una suspense tremenda e uno dei migliori libri, tra i tanti che stanno uscendo, sulle pagine più oscure degli anni Settanta. <br /><br />Discostandomi dallo stile scelto dall'autrice, azzarderò una 'morale della favola' che le sue pagine mi hanno suggerito. I Demoni possono operare in ogni epoca, ma la loro distruttività è massima solo guando collima con gli interessi - questi sì satanici - di poteri superiori". (Dalla Prefazione di Valerio Evangelisti)</div>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Michele Greco - Il Memoriale]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/michele-greco.jpg" alt="" /> <p><em>Il memoriale dell&rsquo;uomo che parlava di Dio e uccideva gli uomini. La doppia vita di un capo dei capi, fatta di omert&agrave; e potere assoluto. </em></p><p><em>&laquo;Io desidero fare un augurio. Vi auguro la pace, signor Presidente, a tutti voi auguro la pace perch&eacute; la pace &egrave; la tranquillit&agrave; dello spirito e della coscienza e per il compito che vi aspetta la serenit&agrave; &egrave; la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomand&ograve; a Mos&egrave;: quando devi giudicare, che ci sia la massima serenit&agrave;, che &egrave; la base fondamentale. Vi auguro ancora, signor Presidente, che questa pace vi accompagner&agrave; per il resto della vostra vita&raquo;.</em><br /><br /> Era l&rsquo;11 novembre del 1987, ultima udienza del primo maxiprocesso a Cosa nostra, quando poco prima che la Corte presieduta da Alfonso Giordano si ritirasse in camera di consiglio per emettere la sentenza, Michele Greco, &ldquo;il Papa&rdquo; della Mafia, chiese e ottenne la parola augurando &ldquo;la pace&rdquo; a tutta la Corte. Fu lui, &ldquo;il Papa&rdquo;, a chiudere, con un&rsquo;intimidazione velata e agghiacciante, il processo che si concluse con pesantissime condanne. Fu lui a scrivere in carcere il primo e unico memoriale che porti la firma di un capo dei capi. Greco, l&rsquo;imprenditore che invent&ograve; due nuovi tipi di agrumi e che al contempo era il pi&ugrave; scaltro dei mafiosi.<br /><br /> L&rsquo;autore, il giornalista di &laquo;Repubblica&raquo; Francesco Viviano, riporta le parole di quel memoriale e la vita di Greco, intingendo la penna nel solco dannato della mentalit&agrave; mafiosa, intrisa di riti di sangue, di bugie e morte, di presunti codici d&rsquo;onore e faide tra parenti. Fino a far riflettere sulla fine della Mafia dei don, oggi decapitata di tutti i suoi vertici. </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Trent'Anni di Mafia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/t/trent-anni-mafia-new.jpg" alt="" /> <P><!--StartFragment --><FONT face="Times New Roman, Times, serif" color=#413e29>"Non è sufficiente combattere la mafia, è necessario sconfiggerla" Saverio Lodato, con i suoi articoli e le sue denunce, contribuisce alla sfida all'illegalità lanciata da Carlo Azeglio Ciampi, mantenendo così vivo l'interesse su una situazione tranquilla solo in apparenza. Dal 1990, anno in cui apparve la prima edizione del libro intitolato Dieci anni di mafia, Lodato continua ad aggiornare e arricchire quello che è stato definito uno strumento indispensabile per capire le ragioni dei tanti fallimenti dello Stato.</FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman, Times, serif" color=#413e29>In Trent'anni di mafia un nuovo e ampio capitolo è dedicato al ritratto di Bernardo Provenzano, catturato dopo quarantatré anni di latitanza, ma anche alla difficile situazione della Procura di Palermo, all'ostracismo governativo nei confronti di Gian Carlo Caselli, allo stato attuale della lotta a Cosa Nostra. L'autore offre con la consueta competenza e senza reticenze la ricostruzione documentata degli ultimi fatti di cronaca (dalle condanne di Marcello Dell'Utri e Bruno Contrada all'assoluzione di Mori e De Caprio) sino ai primi mesi del 2006, e propone nuove interviste a Giulio Andreotti, Enzo Sellerie, Margherita Pluchino.</FONT> </P>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[McMafia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mcmafia.jpg" alt="" /> <p>E&#39; la sera del 30 aprile 1994: un uomo emerge dalla sua Toyota davanti al numero 31 di Willow Way, si avvicina alla porta e bussa. All&#39;interno, Karen Reed sente la voce smorzata dell&#39;uomo che le chiede: &quot;Ha ordinato una pizza?&quot;. Karen apre la porta. Lo sconosciuto estrae una pistola e la colpisce alla testa. Perch&eacute; una donna lontana da ogni relazione con il mondo criminale, viene uccisa a sangue freddo sulla porta di casa? </p><p>Misha Glenny prende spunto da un fatto locale per ricostruire la trama globale di una nuova mafia senza nazionalit&agrave; e senza confini. Partendo da quella tessera, l&#39;autore scopre un puzzle di proporzioni planetarie che si dispiega tra Balcani e Nigeria, passando per Israele, Moldavia, India, Cina, Colombia e Stati Uniti. </p><p>Un puzzle che delinea la sagoma di un&#39;economia &quot;ombra&quot;, una forza che cresce parallelamente alla globalizzazione dei mercati e delle merci e che ammonta al 20 per cento della ricchezza prodotta nel mondo ogni anno. Per tre anni Glenny ha inseguito le piste dei trafficanti d&#39;armi in Ucraina e ha individuato i percorsi del denaro sporco verso il paradiso del riciclaggio di Dubai. </p><p>Ha ricostruito i sistemi per contrabbandare la marijuana dal Canada agli Stati Uniti e ha visitato i quartieri malfamati di Tokyo per vedere all&#39;opera la yakuza. Ha parlato con gangster, poliziotti e vittime del crimine organizzato, per giungere a chiarire quanto questo universo poggi sulla domanda di droga, prostituzione e manodopera a basso costo da parte dei paesi ricchi.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Gli Insabbiati]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/g/gli-insabbiati.jpg" alt="" /> <p>Luciano Mirone ricostruisce le vicende di chi, facendo il mestiere di giornalista, ha pagato con la vita la sfida alla mafia, ai poteri occulti, agli accordi perversi fra Stato e Antistato. </p><p>Otto storie siciliane di giornalisti assassinati, sequestrati o addirittura &laquo;suicidati&raquo;. Otto storia ambientate nell&#39;Italia dei delitti impuniti e della democrazia dimezzata. un&#39;indagine avvincente, condotta attraverso cronache del tempo, atti processuali, testimonianze dirette. Emergono cos&igrave; strane distrazioni, dimenticanze, omissioni, reticenze, depistaggi che hanno quasi sempre &laquo;insabbiato&raquo; i casi giudiziari, e con essi la ricerca della verit&agrave;. </p><p>Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mauro De Mauro, Beppe Alfano, Mauro Rostagno, Mario Francese, Giuseppe Fava, storie diverse, accomunate da un unico destino: prima gli avvenimenti velati, poi le minacce, poi la &laquo;terra bruciata&raquo;, l&#39;esecuzione senza appello, infine la delegittimazione della vittima. E la memoria di quegli otto cronisti continua ad essere un riferimento fondamentale per tutti coloro che credono in una Sicilia libera da Cosa Nostra. Nella convinzione che il mestiere di giornalista, come ricorda Rita Borsellino nella sua prefezione, &laquo;se svolto bene, riesce a costruire il cambiamento&raquo;.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Perchè la Mafia ha Vinto]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/p/perche-la-mafia-ha-vinto.jpg" alt="" /> <p>  A prima vista il titolo di questo libro &egrave; l&rsquo;amara constatazione di chi ha seguito, nell&rsquo;ultimo trentennio, la lotta che le classi dirigenti italiane hanno condotto contro l&rsquo;espansione del fenomeno mafioso nel Mezzogiorno e nell&rsquo;Italia intera. </p><p>C&rsquo;&egrave; stata, in questo periodo, un&rsquo;oscillazione tra accantonamento della questione mafiosa e di tanto in tanto una stretta repressiva. Ma non si &egrave; tenuto conto che la mafia non &egrave; un episodio di delinquenza bens&igrave; un fenomeno sociale ed economico che si pu&ograve; sconfiggere soltanto se matura una nuova mentalit&agrave; collettiva e si risolvono i problemi strutturali delle regioni meridionali. </p><p>Fino a quando si pensa che, con la pur necessaria repressione di polizia e della magistratura, si possa vincere la mafia, si corre il rischio, ormai evidente, che sia la mafia a vincere il confronto, consolidando ed allargando il proprio potere reale. Ed &egrave; quello che accade oggi nel nostro paese.<font face="Verdana, Arial" color="#000066"><font size="1"> </font></font></p>]]></description>
    </item>
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    <title><![CDATA[L'Italia dei Poteri Occulti]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/italia-dei-poteri-occulti.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;">L’oscura morte di <strong>Roberto Calvi,</strong> ritrovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, è il culmine di una storia criminale che non ha precedenti nella cronaca nera europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Frutto amaro degli intrighi e delle cospirazioni illegali che hanno regolato e regolano la vita politica italiana, la vicenda di cui Calvi è stato vittima e protagonista al tempo stesso coinvolge una galleria di personaggi talmente ambigui e pericolosi – dalla mafia all’Opus Dei passando per i servizi segreti italiani, inglesi e americani – da far impallidire i protagonisti de Il codice Da Vinci, coinvolgendo faccendieri, criminali comuni, alti prelati e parlamentari in una speculazione in grado di seminare terrore in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista investigativo Philip Willan, dopo anni di difficili indagini e grazie all’attento esame delle fonti giudiziarie, riesce a penetrare nei misteri che avvolgono gli ultimi giorni di vita di Roberto Calvi, gettando nuova luce sui meccanismi della guerra fredda e sul funzionamento di un apparato disposto a uccidere pur di ostacolare la crescita dei partiti e movimenti di sinistra in Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, sulla morte di Calvi si proietta l’ombra della loggia massonica P2: il governo-ombra di una nazione dominata da poteri occulti capaci di stravolgere i meccanismi che regolano la vita sociale e di attentare pericolosamente alla stessa democrazia.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Storia della Mafia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/storia-della-mafia-ed-economica_26688.jpg" alt="" /> <p><strong>Di mafie al mondo ce ne sono molte, ma è quella siciliana la mafia storica e la madre di tutte le altre</strong>.</p>
<p>Per secoli lo sviluppo della mafia ha alimentato la “Sicilia politica” e l’esperienza dei suoi ceti dominanti; dopo l’unificazione nazionale essa è diventata parte integrante delle vicende del potere in Italia; dall’età dei padrini a quella dei boss, ha via via assunto rilievo internazionale intrecciandosi con le sorti del peggiore affarismo; infine, si è addirittura innervata nelle più segrete e inquietanti operazioni “strategiche” dell’Occidente durante la guerra fredda.</p>
<p>Il quadro degli eventi è tale da produrre un forte impatto sia sul lettore comune che sullo specialista: un grande affresco di potenti e poveracci, gattopardi e gabellotti, briganti e politici, notabili e preti, affaristi e narcotrafficanti, tangentisti e massoni. Non si tratta, dunque, di un impasto di cronache di criminalità, bensì di una densa materia politica e sociale.</p>
<p>Analizzarla, pertanto, significa indagare su processi di cui è protagonista l’Italia intera nel sistema mondiale delle sue relazioni e alleanze. Da questa prospettiva, e pensando anche al filo che lega la mafia ai misteri della prima repubblica, si coglie il dramma dell’antimafia e la reale portata etico-politica della “rivolta legalitaria” dopo il crollo del muro di Berlino.</p>
<p><strong>Scrivere tutto questo da italiani, e ancor più da siciliani, è perlomeno imbarazzante, perché costringe a “<em>processare</em>” mentalità radicate e tradizioni di lungo periodo</strong>.</p>
<p>Nell’attuare la difficile operazione, l’autore controlla la passione civile con l’equanimità di giudizio, in una ricostruzione affascinante, che utilizza criticamente anche la cronaca, realizzando un’opera tra le più insolite e ardite della storiografia italiana contemporanea.</p>
<p> </p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Il Testimone]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/t/testimone.jpg" alt="" /> Prefazione di Marco Travaglio.<br />Orta Nova, Foggia, 1992. MarioNero ha ventotto anni, un allevamento di cani corsi e una famiglia che ama. Una sera come tante, mentre sta facendo passeggiare il cane, assiste impotente all&rsquo;omicidio di Giovanni Panunzio, un imprenditore che si era voluto ribellare al racket della Sacra Corona Unita. Due giorni dopo in tv il figlio della vittima lancia un appello alla ricerca di testimoni del delitto. E Nero, purtroppo, da ascolto alla voce della della sua coscienza e si decide a deporre. &Egrave; l&rsquo;inizio di un lunghissimo, interminabile incubo. Il magistrato che segue l&rsquo;inchiesta, Gianfranco Carofiglio, lo tiene in palmo di mano fino al processo dove viene condannata una quindicina di esponenti della Sacra Corona Unita. Ma &egrave; subito dopo che la vita del testomone finisce nella bufera: la famiglia lo abbandona e lui inizia a peregrinare per l&rsquo;Italia cambiando di continuo case, citt&agrave;, persino identit&agrave;. Ed &egrave; a quel punto che Nero si rende conto dei perversi meccanismi della macchina della giustizia e della burocrazia, che lo trasformano incredibilmente da testimone a vittima. Facendolo finire nel girone infrnale dei pentiti, facendolo sentire come un appestato da cui rifuggire con orrore. Una storia grottesca tutta italiana, capillarmente documentata. Una storia dove, al di l&agrave; della facile retorica sulla lotta alla mafia, sul coraggio di collaborare, restano in realt&agrave; persone dimenticate come scorie. Vite a perdere. Mario Nero &egrave; rimasto solo. Oggi, che vive disoccupato e rintanato in una localit&agrave; segreta mentre sulla sua testa pende ancora una taglia della Sacra Corona Unita, non pu&ograve; che chiedersi: era meglio l&rsquo;omert&agrave;?]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Mafia Imprenditrice]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-imprenditrice.jpg" alt="" /> <div style="text-align: justify"><font face="verdana,geneva"><font size="2">&quot;Giovanni Falcone rimase molto impressionato dalla moltitudine dei personaggi che affollavano i luoghi del denaro caldo ed avanz&ograve; un&#39;osservazione che mi &egrave; rimasta ben impressa nella mente: &#39;Questi paradisi fiscali mi sembrano una immensa Torre di Babele. Ma forse questa &egrave; solo l&#39;apparenza. Ci deve essere un centro da qualche parte. E se esiste, pu&ograve; essere davvero il centro dell&#39;inferno&#39;.&quot;<br /><br />Alla sua prima apparizione, questo libro segn&ograve; una rottura negli schemi descrittivi e interpretativi della societ&agrave; mafiosa di Calabria e Sicilia. Nei primi decenni del dopoguerra, la mafia continuava a essere rappresentata, e persino giustificata, ricorrendo a valori arcaici quali l&#39;&quot;onore&quot;, il &quot;rispetto&quot;, la &quot;vendetta&quot;, e in effetti al suo interno venivano perpetuati i riti tradizionali di affiliazione e selezione dei capi. Nella sua base economica reale era in corso per&ograve; una radicale trasformazione. Un grande balzo attraverso il quale la societ&agrave; mafiosa passava dal ruolo storico di mediatore sociale a quello attuale di accumulatore di capitale. L&#39;intreccio tra costumi antichi e moderni &quot;spiriti animali&quot; capitalistici, messo in luce negli anni settanta da Pino Arlacchi, era il connotato distintivo della nuova mafia imprenditrice. Questa prospettiva influ&igrave; sulla legislazione antimafia avviata negli anni ottanta, sulla conseguente azione repressiva, e, non ultimo, sul superamento di una certa letteratura che, con qualche indulgenza, s&#39;attardava sugli aspettti pittoreschi dei comportamenti mafiosi.<br />In seguito alla pubblicazione della <em>Mafia imprenditrice</em>, l&#39;autore &egrave; passato dalla ricerca sul campo all&#39;impegno diretto e operativo, fino a dirigere l&#39;Ufficio ONU preposto alla prevenzione del crimine. Da quest&#39;ultima esperienza, e dal patrimonio di conoscenze &quot;globali&quot; che ne &egrave; derivato, &egrave; nata l&#39;edizione ampliata dell&#39;opera.<br />Il passaggio dalla criminalit&agrave; domestica a quella internazionale &egrave;, per l&#39;autore come per il lettore, ricco d&#39;inquietanti sorprese, ma anche di conferme e di un senso scoraggiante di <em>d&eacute;j&agrave;-vu</em>. Il campo d&#39;azione di queste forze criminali si estende dalla droga alle armi, alle risorse energetiche, e comprende i capitali derivanti dalla corruzione e dalla grande evasione fiscale e , in molti paesi, dal saccheggio delle casse statali e dall&#39;appropriazione degli aiuti al terzo mondo. Gli spiriti animali di oligarchi, avventurieri e faccendieri trovano nel sistema finanziario globale un habitat eccezionalmente favorevole, un rifugio inespugnabile, contro il quale l&#39;attivit&agrave; repressiva &egrave; costretta a interrompersi. Come in Calabria, come in Sicilia. Le regioni da cui parte l&#39;allucinante discesa nel ventre dell&#39;economia globalizzata narrata in questo libro.</font></font> <br /></div>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[9 Maggio '78]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/9/9-maggio-78.jpg" alt="" /> 9 maggio &#39;78. A Roma le Brigate Rosse uccidono Aldo Moro. In Sicilia la mafia uccide Peppino Impastato. <br />Questo &egrave; il racconto di quelle ventiquattr&#39;ore dalla voce di un giovane poliziotto siciliano di appena diciannove anni, sbattuto dal caso sul palcoscenico della storia. Una voce che s&lsquo;insinua nella prigione del popolo, tra la gente di Cinisi, in mezzo alla folla che si accalca intorno alla Renault rossa, in via Caetani. E che cerca - nell&#39;intreccio tra la morte di Moro e Impastato e la sua vita appena sbocciata - il senso profondo di una delle giornate pi&ugrave; tristemente memorabili della nostra storia.]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Mafia Spiegata ai miei Figli]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-spiegata-miei-figli.gif" alt="" /> <!--StartFragment --><STRONG>La Mafia Spiegata ai miei Figli</STRONG>
<DIV>Un rigore appassionante. Una lingua coinvolgente. Un pensiero lucido come una lama di coltello. Prendendo spunto da un’esperienza autobiografica (l’invito a commentare la proiezione in un liceo del film di Roberto Faenza Alla luce del sole, su Pino Pugliesi), l’autrice inizia un dialogo serrato con i giovani: che cos’è la mafia? Da dove trae il suo potere? Perché è così difficile da sconfiggere?</DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV>Silvana La Spina smonta il dogma dell’invincibilità della mafia, ricostruendone poi lo sviluppo storico: il Medioevo feudale e l’alleanza tra mafia e DC, l’affaire Milazzo, l’omicidio De Mauro, la misteriosa morte di Mattei, i legami con la massoneria, con i Servizi segreti, con la BR, le morti eccellenti del generale Dalla Chiesa e dei giudici Falcone e Borsellino, fino ai nostri giorni.</DIV>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Gomorra]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/g/gomorra.jpg" alt="" /> <p style="text-align: justify;"><strong>Il libro rac­conta il potere della Camorra, la sua affer­mazione eco­nom­ica e finanziaria, e la sua potenza mil­itare, la sua meta­mor­fosi in comi­tato d’affari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scrit­tura in prima per­sona fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fab­briche dei clan, rac­cogliendo tes­ti­mo­ni­anze e leggende.</p>
<p style="text-align: justify;">La sto­ria parte dalla guerra di Sec­ondigliano, dall’ascesa del gruppo Di Lauro al con­flitto interno che ha gen­er­ato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i mis­teri del “Sis­tema” (così gli affil­iati par­lano della Camorra, ter­mine che nes­suno più usa), di un’organizzazione poco conosci­uta, cre­duta scon­fitta e che nel silen­zio è diven­tata poten­tis­sima superando Cosa Nos­tra per numero di affil­iati e giro d’affari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I premi vinti: Pre­mio Viareg­gio Opera Prima 2006, Premio Gian­carlo Siani 2006, Premio Lo Straniero 2006, Premio Elsa Morante – Nar­ra­tiva Impegno Civile 2006, Premio Tro­pea 2007, Premio Vit­torini per l’impegno civile 2007, Premio Guido Dorso per la Let­ter­atura 2007, Premio TG1 Ben­jamin 2007.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più: da un lato un'organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall'altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell'immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de "Il corvo" con Brandon Lee.</p>
<p style="text-align: justify;">Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico-finanziarie ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di letteratura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.</p>
<p><img src="http://antoniosegni.altervista.org/ebooks/Saviano,_Roberto_-_Gomorra.pdf" alt="" /></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Mafia è Bianca - Libro + DVD]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/m/mafia-bianca.gif" alt="" /> “In Sicilia ci sono cinque milioni di siciliani onesti ai quali la mafia fa schifo!”<br>
– TOTÒ CUFFARO<br>
(presidente della Regione Sicilia, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra)<br><br>

“Un personaggio ridanciano, grazioso, così, molto alla mano, che immediatamente io riconobbi essere l’onorevole Cuffaro... Subito baci e abbracci, e quindi immediatamente del tu, ci siamo dati del tu; mi disse:<br>
‘Guarda che sono venuto qua perché mi devi aiutare’.”<br>
– ANGELO SIINO<br>
(ex “ministro dei Lavori Pubblici” di Cosa Nostra, collaboratore di giustizia, deposizione al processo “Michele Aiello più 13”, 8 giugno 2005)<br><br>

“Sono stati dimostrati, come non accade spesso in un unico contesto di indagine, i rapporti di una persona imputata di far parte dell’associazione mafiosa Cosa Nostra (Michele Aiello) e di una condannata con sentenza definitiva per questo reato (Giuseppe Guttadauro) con esponenti, anche al più alto livello, della politica regionale, con imprenditori, professionisti e giornalisti, con impiegati, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, con persone che lavorano negli uffici giudiziari e con appartenenti, di ogni grado e qualifica, alle forze di polizia.”<br>
– MEMORIA DEI PUBBLICI MINISTERI<br>
(Procura di Palermo, 1° ottobre 2004)<br><br>

Indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, interrogatori e processi disegnano la trama di un giallo popolato da boss di Cosa Nostra, potenti uomini politici, imprenditori milionari, pentiti di mafia e medici. Un libro involontariamente di genere sul nuovo potere. Un libro che indigna e appassiona. E abbandona il lettore nell’inquietudine di un finale che ancora non è stato scritto.]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Il Libro Che la Mafia non ti Farebbe mai Leggere]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/i/il-libro-che-la-mafia-non-ti-farebbe-mai-leggere_28663.jpg" alt="" /> <p>La classe dirigente del nostro Paese non è immune dal fenomeno mafioso. Perché la mafia non è criminalità comune e non è la manifestazione di un popolo arretrato e barbaro.</p>
<p>Questo libro esplora i luoghi in cui si è formato il sistema di idee che ha cementato l’Onorata società: tribunali, redazioni di giornali, aule parlamentari, sagrestie e salotti della borghesia. Qui hanno preso corpo le diverse narrazioni del fenomeno mafioso.</p>
<p>Qui è nato il livello politico-culturale della “terribile setta”. Organizzazione di assassini che fa della segretezza uno dei suoi principi basilari, Cosa nostra tuttavia ha saputo costruire e imporre la propria idea di sé al mondo. Certo, non esistono centri studi che si occupino della formazione degli affiliati, ma esiste e si è consolidata nel tempo un’organica ideologia mafiosa, che costituisce uno dei tratti distintivi della mafia siciliana rispetto alle altre  organizzazioni criminali.</p>
<p>Questa ideologia si è avvalsa del contributo di avvocati, intellettuali, uomini politici, professionisti e religiosi, oltre, ovviamente, a quello degli stessi uomini d’onore. È servita a garantire la compattezza della consorteria al proprio interno e a guadagnare una forma di consenso presso le più diverse fasce della popolazione italiana.</p>
<p>Il libro che la mafia non ti farebbe mai leggere intende smascherare gli inganni della “seduzione mafiosa” e offrire strumenti efficaci per sradicare luoghi comuni e falsi miti, per iniziare a diffondere una cultura dell’antimafia radicalmente nuova.</p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: medium;">Un libro potente e coraggioso, un atto d’accusa contro la corruzione della politica e della società civile</span></p>
<p> </p>
<p><strong>Hanno scritto di Vincenzo Ceruso:</strong></p>
<p><em>«È un libro durissimo quello di Ceruso. Capace di ricostruire le troppe ambiguità a cavallo tra la mafia e una religiosità distorta e oscena.»</em></p>
<p><strong>Gian Antonio Stella</strong>, Corriere della Sera</p>
<p><em>«Un lungo reportage nel “tenebroso sodalizio” tra preti e mafiosi, attraverso palazzi arcivescovili e chiese di campagna, feste popolari e processioni in onore dei santi patroni.»</em></p>
<p><strong>Attilio Bolzoni</strong>, la Repubblica</p>
<p><em>«Un pugno nello stomaco. Questo è il libro di Vincenzo Ceruso.»</em></p>
<p><strong>Dario Oliviero</strong>, Repubblica.it</p>
<p>«<em>In quel genere di attitudine del tutto personale rappresentato dalla lettura è raro che io mi sbilanci, ma una volta tanto mi sentirei di prescrivere la lettura di un libro: si intitola Le sagrestie di Cosa nostra, di Vincenzo Ceruso.»</em></p>
<p><strong>Massimo Maugeri</strong>, Letteratitudine</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Uomini Contro la Mafia]]></title>
    <link>http://www.macrolibrarsi.it/libri/__uomini-contro-la-mafia.php?utm_source=rss&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=subcatrss</link>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/u/uomini-contro-mafia.jpg" alt="" /> <p>Uomini contro la mafia è la storia di una resistenza anomala. Una resistenza che inizia con la nascita della consorteria mafiosa e prosegue fino ai giorni nostri. È la storia di uomini che
hanno speso la propria vita affinché la mafia potesse essere sconfitta
e che, troppo spesso, sono caduti per difendere le istituzioni
democratiche di un Paese distratto e irriconoscente.</p>
<p>Servitori dello
Stato e uomini di chiesa, esponenti della società civile e dirigenti di
partito, imprenditori e sindacalisti: personalità diverse unite dallo
stesso destino. Da Emanuele Notarbartolo a Libero Grassi, da Joe
Petrosino a Carlo Alberto Dalla Chiesa, da Salvatore Carnevale a Pio La
Torre, da Peppino Impastato a don Giuseppe Puglisi, da Paolo Giaccone a
Giovanni Falcone: i loro ritratti compongono un’epopea unica nel mondo
occidentale.</p>
<p>Percorsi individuali che si intrecciano in maniera
originale, perché Uomini contro la mafia non mette in scena il  cammino
di eroi solitari, ma racconta il tentativo di dar vita a «un movimento
culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti
abituasse a sentire il fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo
del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi
della complicità » (Paolo Borsellino)<strong> </strong></p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[La Penisola dei Mafiosi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/p/penisola-mafiosi.jpg" alt="" /> <p>«Ho letto Bruno De Stefano. Un libro secco, chiaro, duro.»</p>
<p style="text-align: right;">Roberto Saviano</p>
<p><br />Con la violenza, l’inganno e la colpevole collaborazione di
uomini delle istituzioni, le “quattro mafie” (Cosa nostra, Camorra,
’Ndrangheta e Sacra Corona Unita) sono cresciute fino a stringere in
una morsa d’acciaio l’Italia meridionale, a conquistare ampie zone del Centronord e a estendere la loro influenza
sull’amministrazione di un numero imprecisato di Comuni, aziende
sanitarie, piccole e grandi imprese. Nonostante le periodiche
dichiarazioni di guerra rilasciate dai governi di ogni colore, la
criminalità organizzata non è più un fenomeno rinchiuso nello spazio di
un confine regionale ma un problema di portata nazionale, in grado di
avvelenare vasti settori della società civile, della politica e
dell’economia. Non si tratta più di fronteggiare bande isolate ma di
fare i conti con una vera e propria holding della violenza che, con i
suoi (almeno) novanta miliardi di fatturato, ha un giro d’affari pari al 7%
dell’intero prodotto interno lordo e un potere di corruzione
praticamente illimitato. Con una prosa coinvolgente e impietosa, De
Stefano usa le armi del giornalismo investigativo per raccontare la
verità sui rapporti tra Stato e criminalità organizzata, facendo
emergere il ritratto sommerso di un Paese assediato, nel quale chi
prova a ostacolare le cosche viene minacciato, costretto al silenzio,
ucciso.</p>
<p><br />«De Stefano, con coraggio, ha descritto i potenti personaggi del mondo
criminale [...] denunciandone la ferocia e l’esaltazione paranoica.»</p>
<p style="text-align: right;">Aldo Forbice<br /></p>
<p>«Una storia di sangue e crudeltà in un paese senza ricchezza e con una giustizia spesso distratta.»</p>
<p style="text-align: right;">la Repubblica<br /></p>
<p>«Leggendo il libro di De Stefano, il cittadino comune non ammira, al
massimo teme o compatisce: la violenza, l’ignoranza, la prepotenza di
generazioni di “guappi”.»</p>
<p style="text-align: right;">City</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Solo per Giustizia]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/s/solo-per-giustizia.jpg" alt="" /> <p>Qualche mese fa, durante una delle ultime udienze
del processo Spartacus, venne letta una lunga
lettera dei boss Casalesi che accusavano - con evidente
intento intimidatorio - lo "pseudogiornalista
romanziere" Roberto Saviano, la giornalista Rosaria
Capacchione e il magistrato <strong>Raffaele Cantone</strong> di
avere esercitato una pressione negativa sulla corte.
Per ironia della sorte, <strong>Raffaele Cantone</strong>, che ha
condotto molte fra le più importanti indagini sulla
camorra casertana, in realtà non è più alla Direzione
distrettuale antimafia di Napoli dal 16 ottobre
2007.</p>
<p>È proprio dal suo ultimo giorno in procura
che prende avvio Solo per giustizia: ripercorrendo
la sua esperienza, Cantone ci mostra in che modo
un bravo studente di giurisprudenza che voleva addirittura
fare l'avvocato sia finito per diventare il
nemico numero uno dei boss di Mondragone e Casal
di Principe, più di una volta minacciato di morte
e da anni costretto a vivere sotto scorta insieme
ai familiari. Un'evoluzione che non nasce da una
sorta di vocazione missionaria, ma prende forma
attraverso un percorso graduale e, talvolta, persino
casuale, dove però rimane sempre salda la sua originaria
passione per il diritto.</p>
<p>Quella che gli fa trattare
con la medesima professionalità e dedizione
le vicende di un anziano signore che si rivolge alla
giustizia per la tragica morte del figlio dovuta a un
caso di malasanità e le sofisticatissime indagini
condotte insieme al Ros per arrivare alla cattura di
Michele Zagaria, la primula rossa dei Casalesi.
Ma l'amaro realismo di queste pagine finisce per
evidenziare come l'universo camorrista abbia confini
ben più estesi e radici ben più profonde dei
vertici di qualche clan. Per cui, fino a quando ci saranno
politici, funzionari, imprenditori, uomini delle
forze dell'ordine e liberi professionisti corrotti,
conniventi o sottomessi, la camorra resterà come
un'idra cui la giustizia può tagliare una o qualche
testa che subito ricresce, mentre coloro che vi si
oppongono individualmente sono votati a un pericoloso
destino di isolamento.<br /></p>
<p>Libro profondamente personale e proprio per questo
di altissimo valore civile, <em>Solo per giustizia</em> è
una lettura obbligatoria per chiunque voglia capire
lo sconcertante potere delle mafie, ma anche apprezzare
meglio l'impegno dei molti uomini che,
per senso di dovere e con grandi sacrifici, continuano
a far funzionare nel nostro difficile paese lo
stato di diritto.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Rifiuti S.p.a.]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/r/rifiuti-spa-fra-ecomafia-au.jpg" alt="" /> <p>Rifiuti e smaltimento illecito; spesso si tende a liquidare il problema
con una sola parola: ecomafia. Perché non parlare anche di “mafia delle
autorizzazioni”? <br /><br />Chi inquina di più, gli ecomafiosi o coloro che
gestiscono il rilascio delle autorizzazioni in maniera arbitraria,
quando non addirittura mafiosa? Chi, nella filiera della gestione dei
rifiuti, svolge un ruolo predominante?<br /><br /> La “<em>mafia tradizionale”</em> è sì pericolosa, perché inquina l’Ambiente e
perché, per difendere i propri interessi economici, arriva anche
all’annientamento fisico dell’avversario, ma la “<em>mafia delle
autorizzazioni</em>” lo è ancora di più, perché più tracotante, più perfida,
più subdola, più infida. <br /><br />Questa, infatti, oltre che l’Ambiente, inquina
la società, compromette il nostro futuro, frustra le nostre speranze,
annienta il nostro vivere civile.<br /><br /> Nel testo vengono evidenziati gli effetti di malefatte, piccole o
grandi che siano, derivanti dalla cattiva gestione pubblica dei
rifiuti; con lo scopo di stimolare a guardare oltre, secondo una
ulteriore chiave di lettura. <br /><br />Un’analisi con la quale l’autore, forte
della sua ventennale esperienza professionale nel settore specifico,
intende denunciare il ruolo nefasto della parte corrotta della pubblica
amministrazione; questa è infatti più pericolosa della “<em>mafia
tradizionale</em>” e, sembrerebbe, “<em>inarrestabile</em>”: con i suoi atti
legittima ciò che legittimo non è.</p>]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Andreotti - La mafia - I processi]]></title>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/a/andreotti.gif" alt="" /> Dovendo esprimere una valutazione giuridica sugli stessi fatti, la Corte ritiene che essi non possano interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante, ma indichino una vera e propria partecipazione del senatore Andreotti alla associazione mafiosa, apprezzabilmente protrattasi nel tempo [...]. Una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi non si è protratta oltre la primavera del 1980. (Corte di appello di Palermo, sentenza 2 maggio 2003).<br><br>



15 ottobre 2004: la Corte di cassazione mette la parola fine al processo per partecipazione ad associazione mafiosa a carico del senatore Andreotti. 
Dall'inizio del processo sono trascorsi dodici anni ed è stato accumulato oltre un milione di pagine di atti processuali. <br><br>

Dai media abbiamo appreso che, anche in secondo grado, il senatore è stato "assolto", sia pure per prescrizione dei reati. Quello che non abbiamo appreso è che esiste una sostanziale differenza tra "assoluzione" e "prescrizione": ed è proprio questo il punto. <br><br>

Nel volume di Livio Pepino vengono pubblicati, per la prima volta affiancati e commentati, i passaggi salienti delle sentenze di primo e secondo grado del processo. <br><br>

Uno studio rigoroso e ricco di spunti di analisi per affrontare in modo critico alcuni nodi cruciali del rapporto tra Cosa Nostra e la politica, del sistema giudiziario italiano e dei futuri processi di mafia.]]></description>
    </item>
        <item>
    <title><![CDATA[Dalla Mafia allo Stato]]></title>
    <link>http://www.macrolibrarsi.it/libri/__dalla_mafia_allo_stato.php?utm_source=rss&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=subcatrss</link>
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    <description><![CDATA[<img src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/th/d/dalla-mafia-allo-stato.gif" alt="" /> Chi sono i collaboratori di giustizia? Quanti sono? <br>
Come e perché sono usciti dalla mafia? Come vivono oggi?<br>
Quali sono le principali difficoltà legate alla vita sotto protezione?<br><br>

L'avvento dei collaboratori di giustizia ha costituito, non solo per la magistratura, ma anche per gli studiosi del fenomeno mafioso un momento di svolta fondamentale nella lotta alla mafia e nella conoscenza dell'organizzazione delle cosche. <br><br>

Questo studio offre per la prima volta una fotografia a 360° del fenomeno del pentitismo a partire dalla testimonianza diretta di alcuni "collaboratori eccellenti".<br><br>



"Un insostituibile strumento di conoscenza per chiunque voglia affrontare" il complesso tema dei "pentiti" con rigore scientifico". Gian Carlo Caselli



 ]]></description>
    </item>
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