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Shankara

Shankara

Nasce nel villaggio di Kâlati, vicino all'odierna città di Alwaye, nel Kêrala (India meridionale), da una famiglia brahmanica. Ancora bambino, impara il Sanscrito, i Veda, i Purâna, i Darshana ortodossi... muovendo i primi passi verso la sâdhanâ (sentiero realizzativo, disciplina spirituale).

A soli 8 anni, lascia il villaggio natio e decide di praticare la povertà volontaria, alla ricerca di maestri spirituali. Peregrinando, incontra il grande asceta Govinda (già discepolo di Gaudapâda), che lo accetta nella sua comunità, facendogli da guru (istruttore), e verificate le eccellenti qualità del giovanissimo allievo, lo esorta a commentare le Upanishad, la Baghavad Gita ed i Brahmasûtra (che nell'insieme costituiscono la triplice base del Vedânta).

A questo periodo sembra appartenere anche il Vivekacûdâmani (Il Gran Gioiello della Discriminazione). Tramite Govinda, può avvicinare anche il venerabile saggio Gaudapåda che stava preparando la sua dipartita dalla Manifestazione, vivendo appartato nell'Himâlaya, in una caverna presso le sorgenti del Gange. Il maestro dell'Asparsha-Vâda (Via del "Senza Sostegno") lo accoglie con grande favore e lo invita ad operare per risanare la spiritualità tradizionale, offuscata a causa della degenerazione di buona parte del mondo brahminico. La rivivificazione dovrebbe partire da Benares, centro spirituale per eccellenza.

La tradizione racconta poi che in Himâlaya, sul monte Kailâsa, avviene "l'unione di Shankara con il dio Shiva", culminante nella Paramadiksa (Iniziazione Suprema). Da allora viene considerato un'incarnazione del dio Shiva, una sua "Discesa" (Avatâra). Ritornato nel mondo ordinario per la scomparsa della madre e di Govinda, in qualità di grande istruttore spirituale inizia i suoi viaggi trionfali per l'India, culminanti nel soggiorno di Benares, la città di Shiva, sacra agli Indù.

Qui insegna l'Advaita Vedânta (il Vedânta della Non-Dualità) e si confronta con gli esponenti delle altre scuole (darshana), ortodosse o meno, dimostrando che la metafisica della Non-Dualità è da sempre l'espressione più universale della tradizione indù e che i contenuti più profondi dei testi sacri corrispondono perfettamente a tale metafisica.

Comincia a "formare" i suoi discepoli più importanti, che ne prolungheranno l'opera. Dopo i successi di Benares, lascia anche la città sacra per insegnare altrove l'Advaita-vâda, seguito da alcuni allievi.

In questo contesto, fonda i primi monasteri e diversi ordini monastici-iniziatici, con lo scopo di rivitalizzare la spiritualità indù, riportandola ai significati più elevati e più universali, oltrepassando le chiusure letteralistiche e ritualistiche, pedanti e superficiali, sostenute da troppi brahmani incompetenti, incapaci di penetrare intellettualmente la vastità della dottrina depositata nei simbolismi dei testi sacri (molti accetteranno la guida di Shankara, altri tenteranno, vanamente, di contrastarlo). A 32 anni, completata la rivivificazione della spiritualità secondo gli orientamenti dell'Advaita, si "ricongiunge a Shiva" ed entra in Mahâsamâdhi (Assorbimento Totale nell'Assoluto Brahman Nirguna), ritirandosi definitivamente dalla Manifestazione.

Secondo la versione bengali, il Grande Samâdhi sarebbe avvenuto nel monte Kailâsa, dimora di Shiva; secondo altre versioni, a Kâñcî, dove ancor oggi si venera la sua tomba (e dove a suo tempo il re locale l'aveva accolto con grandi onori, facendogli costruire anche un importante monastero). In genere, egli è ricordato con l'onorifico appellativo di Jagadguru, cioè Maestro del mondo, Maestro Cosmico o Universale: considerando l'ampiezza illimitata dell'Insegnamento, l'attributo è del tutto appropriato.

 

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In India, Shankara è considerato universalmente come il più grande intelletto mai venuto al mondo, un'incarnazione di Shiva che per la sua infinita compassione per gli uomini scese sul piano terreno per difendere e... scheda dettagliata


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